In una importante analisi delle tesi di Bauman e Sennett, la filosofa italiana Ilaria Possenti ne delinea, nel volume Flessibilità (ombre corte, pp. 195, euro 18), alcuni dei tratti distintivi. Adattabilità a cambiamenti repentini del processo lavorativo, gestione individuale del rischio, sviluppo e cura delle rete sociali che consentono di poter gestire l'intermittenza della presenza nel mercato del lavoro. Se per i neoliberisti, tutto ciò significa diventare «imprenditori di se stessi», per Ilaria Possenti queste sono le caratteristiche del «precario», figura lavorativa che sembra calzare a pennello per le giovani generazioni, ma che Sennett considera prerogative dell'antica figura dell'artigiano ritornata in auge nel capitalismo contemporaneo.

Nei suoi ultimi scritti - L'uomo artigiano e Insieme, entrambi pubblicati da Feltrinelli - Richard Sennett afferma che stiamo assistendo alla rivincita del lavoro concreto sul lavoro astratto, che dovrebbe consentire di far tornare a un livello socialmente accettabile le diseguaglianze. Ciò che non convince dell'analisi di Sennett non è solo la sua apologia del lavoro artigiano, ma la rimozione del fatto che sono proprio quelle caratteristiche che egli assegna al lavoro concreto ad entrare in campo nei processi di valorizzazione capitalistica. Più la precarietà diviene norma generale, più il processo di espropriazione della capacità innovativa del lavoro vivo è quindi garantito. La precarietà è cioè il dispositivo che regola i rapporti tra capitale e lavoro. La precarietà non è infatti un incidente di percorso, ma il presente e il futuro del lavoro vivo.

di Benedetto Vecchi
Tratto da Il manifesto del 9 aprile 2013

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