La Filcams Cgil di Perugia ha aperto lo stato di agitazione per la situazione venutasi a creare nel cambio di appalto per la gestione del circuito museale comunale a Perugia. "Martedì 26 marzo alle ore 10.00 saremo in presidio con le lavoratrici e i lavoratori presso il museo civico di Palazzo della Penna - annuncia in una nota il sindacato - per chiedere il rispetto di diritti e tutele di chi vive in appalto e fermare la corsa al ribasso, fatta sulla pelle di chi lavora".
Il problema principale, spiega la Filcams Cgil, è che la proposta dell'azienda entrante "Le Macchine Celibi" non prevede il riassorbimento dei tempi determinati e di parte dei tempi indeterminati  che invece avrebbero diritto a riprendere il proprio lavoro, ma prevede al contrario la loro sostituzione con personale già operante per la cooperativa in altri siti. 
"Vogliamo ricordare che attualmente i tempi determinati del vecchio appalto sono disoccupati, come pure le professionalità già operanti con Munus a tempo indeterminato nel servizio bar di Palazzo della Penna - specifica ancora la Filcams Cgil - essendo state escluse dall'affidamento d'urgenza a servizi minimi di CoopCulture".
"Come Filcams - si legge ancora nella nota - abbiamo più volte cercato l'interlocuzione del Committente, il Comune di Perugia, affinché venisse garantita la clausola sociale per il mantenimento della forza lavoro, senza però avere risposte. Così, delle venti persone che avrebbero diritto al passaggio ne sono state riassorbite dal 24 marzo solo sette". 
Il sindacato chiede infine come sia stato possibile, da parte della Committenza, "avallare l'equivalenza di tutele economiche e normative tra il contratto Multiservizi e quello Federculture, che fanno riferimento ai due settori lavoratori molto diversi, uno principalmente si servizi di pulizia e l'altro ai servizi alla cultura, senza quindi tenere conto delle professionalità e conoscenze proprie del settore, o, forse, sottovalutando le stesse, nonché il valore della cultura e gli investimenti necessari per garantire dignità alla stessa e al lavoro di chi vi opera”.
 

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