E 34. Sono le fiducie poste dal governo Monti in pochi mesi. Stavolta per approvare definitivamente la Spending Review, nonostante una maggioranza solida. Apparentemente solida. Un ricorso alla fiducia che non si era visto neanche ai tempi di Berlusconi, neanche ai tempi del traballante governo Prodi. Il governo sta esautorando il Parlamento delle proprie funzioni. D'altronde l'intervista di Monti al settimanale tedesco Spiegel ha sollevato una polemica feroce in Germania ed in tutta Europa. Monti, ha, di fatto, descritto i parlamenti nazionali come una sorta di intralcio alle politiche europeiste dei governi. Voglio credere alla buona fede del premier, ma non è possibile far finta di nulla, negare che il problema esista, eccome.

"L'esecutivo dei tecnici ha restituito credibilità internazionale all'Italia dopo anni di buffonate di Berlusconi, afferma in una nota Massimo Donadi dell'IdV, ma non ha certamente risolto i problemi dell'Italia. Lo spread è ancora lassù. La crisi economica è lontana dall'essere risolta. Voteremo no alla fiducia, messa per nascondere le crepe sempre più evidenti in questa strana maggioranza. Voteremo no anche al provvedimento finale, a questo tentativo di limitare la spesa pubblica che ancora una volta colpisce inmaniera lineare e indiscriminata e avrà l'unico effetto di contrarre ulteriormente l'economia italiana. Si fa cassa tagliando servizi ai cittadini, detraendo risorse alla sanità e agli enti locali".

"Non è questo il modo di far rialzare il paese caro Monti. Continui pure a mettere la fiducia su ogni atto, conclude la nota di Donadi, anche insignificante del governo, anche quelli su cui c'è convergenza parlamentare, ma si renderà presto conto che non è il parlamento il limite della democrazia, bensì ogni governo che fa male al Paese".

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