Lo scorso martedì 21 dicembre la Commissione Bilancio del Senato ha bocciato l’emendamento anti-delocalizzazioni alla Legge di Bilancio presentato da Matteo Mantero, ex senatore del Movimento 5 Stelle (M5S) ora passato a Potere al Popolo (PaP) e da altri 6 senatori tutti eletti in marzo 2018 nella lista M5S. L’emendamento era stato redatto da membri dell’Associazione Giuristi Democratici che collaborano con il Collettivo di Fabbrica GKN nell’ambito della campagna contro la chiusura dello stabilimento di Campi Bisenzio. Il suo contenuto rientra a pieno titolo nel genere di provvedimenti che sarebbero adottati da un governo che ha a cuore la salvaguardia dell’apparato produttivo del nostro paese e che è capace di opporsi alla deindustrializzazione che va avanti dagli anni ’80 (processo di cui lo smantellamento della produzione di autoveicoli è la manifestazione più lampante). L’opposto del governo Draghi che è invece una sintesi precaria ma al contempo la più efficiente che i vertici della Repubblica Pontificia hanno messo in campo (da qui il bollino di “governo dei migliori” che i suoi fautori gli hanno appiccicato): il tentativo del sistema delle Larghe Intese e tramite esso dei gruppi imperialisti UE, USA e sionisti di riprendere pienamente in mano il governo dell’Italia nonostante la breccia elettorale del marzo 2018 e approfittando dei cedimenti del M5S.

Non vi era dubbio alcuno che dalla maggioranza Larghe Intese + M5S che sostiene il boia Draghi potesse giungere appoggio nelle camere parlamentari a una proposta di legge come quella scritta dal Collettivo di Fabbrica GKN. Non vi era dubbio alcuno che il loro sostegno andasse invece all’emendamento presentato da Andrea Orlando (Ministro del Lavoro) e Alessandra Todde (vice Ministra allo Sviluppo Economico) per soffocare la mobilitazione antidelocalizzazioni, scritto con l’ausilio di Confindustria, approvato da Draghi stesso: come ha giustamente scritto il CdF GKN, l’emendamento Orlando-Todde indica le “buone maniere” che i gruppi imperialisti dovrebbero seguire per delocalizzare dall’Italia senza mettere il governo in difficoltà con gli operai.

Per un confronto dettagliato tra i due emendamenti rinviamo alla disamina fatta da PaP.

L’elenco dei parlamentari che nella Commissione Bilancio del Senato hanno bocciato l’emendamento GKN-Mantero suscita larga e giustificata indignazione, data anche la loro collocazione in M5S, LeU e altri gruppi che ufficialmente hanno proclamato di sostenere gli operai GKN. D’altro canto non ci si poteva aspettare nulla di diverso da una schiera di personaggi noti per il loro grado di corruzione e complicità con ogni sorta di potere forte che detta legge nel nostro paese.

Il disgusto per la massa di farabutti al governo del paese è la sana reazione di buon senso provata da molti degli operai di aziende chiuse e in via di delocalizzazione quando hanno appreso la notizia della bocciatura dell’emendamento GKN-Mantero. Ma non è dal solo disgusto per l’accozzaglia che sostiene Draghi che la classe operaia ed in particolare i suoi elementi già organizzati possono trarre lo slancio e lo spirito di riscossa di cui abbisognano per combattere e vincere la lotta di classe che li oppone al padronato. Anzi, all’opposto, il solo disgusto, senza indicazioni pratiche per proseguire la lotta per una vera legge anti-delocalizzazioni, senza iniziative che rilancino la lotta nella nuova situazione, ha un effetto deprimente, provoca sfiducia e disperazione. Diventa constatazione di impotenza e della forza del sistema delle Larghe Intese. È questo l’effetto pratico delle dichiarazioni di Giuliano Granato, portavoce nazionale di Potere al Popolo. Il 21 dicembre, dopo le votazioni in Commissione Bilancio del Senato, ha dichiarato “abbiamo voluto dimostrare che la classe politica fa gli interessi degli industriali”. Il disgusto per crimini e misfatti del sistema politico delle Larghe Intese è già sentimento prevalente nelle masse popolari del nostro paese: lo dimostrano le successioni di consultazioni elettorali dell’ultimo decennio (da ultimo l’elevata astensione alle amministrative del 3-4 ottobre). Compito specifico degli esponenti del movimento comunista cosciente e organizzato, del portavoce nazionale di PaP Granato come del senatore di PaP Mantero, è rilanciare e alimentare anche nella battaglia parlamentare l’appello degli operai GKN ad insorgere. Oggi tra Camera e Senato esiste una corposa quantità di eletti di provato schieramento anti-Larghe Intese fuoriusciti dal M5S: sono i deputati e senatori del gruppo “Alternativa”, quelli che hanno aderito a formazioni del movimento comunista cosciente e organizzato come PaP, PC Rizzo e PRC, altri ancora inquadrati nel gruppo misto. A questi se ne aggiungono altri che hanno continuato a far parte del M5S turandosi il naso di fronte al cedimento di Di Maio &Co. al cospetto del governo Draghi. Questi eletti possono costituire una risorsa importante della lotta, per dirla con le parole di Giuliano Granato, “per prendere il paese in mano e cacciare questi farabutti”. Per farlo occorre che con la loro azione nelle camere parlamentari “insorgano”:

1. significa legarsi alle mobilitazioni operaie e popolari e porre l’esercizio del loro mandato parlamentare al servizio di queste,

2. significa tradurre in forma di legge le rivendicazioni e le proposte del movimento operaio e popolare,

3. significa far valere indicazioni e proposte del movimento operaio e popolare, senza illudersi del loro riconoscimento da parte delle Larghe Intese ma anzi rompendo convenzioni, modi e riti del teatrino politico borghese (vedere la pratica sviluppata da eletti del M5S nel corso della sua ascesa tra il 2013 e il 2018), utilizzando la tribuna parlamentare e la sua esposizione mediatica per andare all’attacco, per svolgere la più intensa denuncia del regime politico che sorregge il governo Draghi, sfruttando le informazioni carpibili da dentro il palazzo per smascherare e additare al movimento operaio e popolare i responsabili dell’eliminazione delle conquiste che le masse popolari avevano strappato alla borghesia imperialista nel corso della prima ondata mondiale di rivoluzioni proletarie (1917-1976).

Anche l’esperienza del M5S tra il 2013 e il 2018 conferma che un’azione parlamentare di rottura può infliggere colpi al sistema delle Larghe Intese e contribuire allo sviluppo dell’organizzazione e della mobilitazione delle masse popolari. Ovviamente, queste beneficiano dell’azione parlamentare se questa è di rottura, non se è rassegnata e sconclusionata.

Dunque la cattiva sorte toccata all’emendamento GKN-Mantero ha molto da insegnare ai deputati e senatori che in qualche misura si ispirano al comunismo e comunque anti-Larghe Intese presenti in Parlamento. Dall’applicazione di questi insegnamenti alla loro pratica potranno trarre risultati all’altezza dei loro sentimenti e della loro aspirazione a contribuire alla riscossa delle masse popolari del nostro paese contro il sistema delle Larghe Intese e contro il governo Draghi che oggi ne è la sintesi.

La lotta di noi comunisti per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare si avvale e si avvarrà anche del contributo dei più generosi e determinati tra questi nel servire gli interessi degli operai e delle masse popolari. In particolare è rilevante il contributo che essi possono dare e che ci impegniamo (insieme al nostro partito fratello, il P.CARC) a valorizzare per promuovere la costituzione di Organizzazioni Operaie e Organizzazioni Popolari sull’esempio del Collettivo di Fabbrica GKN, per alimentare la confluenza delle forze sane del paese nel fronte anti-Larghe Intese e anti-Draghi.

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