Giulio Marcon

 

Que­sta set­ti­mana sarebbe (stata) in calen­da­rio alla camera la nuova mozione per la can­cel­la­zione del pro­gramma F35. Pro­ba­bil­mente slit­terà a set­tem­bre, a causa dell’ingorgo di misure da con­ver­tire in legge prima della chiu­sura estiva del parlamento.

Vale la pena rias­su­mere la vicenda degli ultimi mesi. Nel giu­gno del 2013 il par­la­mento approva la mozione della mag­gio­ranza di governo (e respinge quella di Sel, M5S e dis­si­denti del Pd) che chiede la sospen­sione tem­po­ra­nea di nuovi acqui­sti di F35 e un’indagine cono­sci­tiva per veri­fi­care se que­sti aerei ser­vano o meno. Per fare quest’ inda­gine si riu­ni­sce la com­mis­sione difesa e dopo un anno (7 mag­gio 2014), la com­mis­sione ci dice che ser­vono ulte­riori appro­fon­di­menti (quindi si con­ti­nua con la sospen­sione) e che però sarebbe auspi­ca­bile una revi­sione del pro­gramma fino ad ipo­tiz­zare il dimez­za­mento del finan­zia­mento. Nel frat­tempo il governo, con­trav­ve­nendo alla mozione della sua mag­gio­ranza, con­ti­nua a fare con­tratti per nuovi F35 (nel mese di set­tem­bre 2013 e a marzo del 2014) e la mini­stra Pinotti e Napo­li­tano si met­tono di tra­verso: non biso­gna ridurre gli stan­zia­menti per i sistemi d’arma e gli F35 vanno sal­va­guar­dati. Pinotti con­ti­nua a gio­care la carta del rin­vio: prima di deci­dere sugli F35, dice, biso­gna aspet­tare (il 2015 se tutto va bene) il Libro Bianco della Difesa che dovrebbe dirci cosa devono fare le nostre Forze Armate e con quali armi.

Nel frat­tempo il pro­gramma F35 va avanti, avendo con­tratti già fir­mati fino al 2016. Faremo sei aerei (o otto, non si sa, il par­la­mento ancora non ha potuto visio­nare i con­tratti). Secondo la Difesa ad oggi abbiamo con­trat­tua­liz­zato la pro­du­zione di 130 ali (ciò per cui è stato alle­stito lo sta­bi­li­mento di Cameri, oltre che per fare — forse — la manu­ten­zione degli aerei) che impie­gano 340 addetti (altro­ché i 10mila pro­messi), di cui 180 “in tra­sferta” dallo sta­bi­li­mento Ale­nia di Caselle. Ritorno occu­pa­zio­nale, dun­que: modestissimo.

Tutto que­sto men­tre i cac­cia­bom­bar­dieri con­ti­nuano a cre­scere ver­ti­gi­no­sa­mente nei costi (la Corte dei Conti ame­ri­cana l’ha denun­ciato ripe­tu­ta­mente) e hanno pro­blemi tec­nici gravi: devono atter­rare ad ogni tem­po­rale, il soft­ware non fun­ziona e la sua ulti­ma­zione è in ritardo di un anno. Il casco fa vedere dop­pio al pilota e i pro­to­tipi a decollo ver­ti­cale quando si alzano in volo squa­gliano l’asfalto. E sono pesan­tis­simi: non pos­sono sop­por­tare uno spillo in più di carico oltre quello previsto.

Ma al di là dei pro­blemi tec­nici e dei costi (14 miliardi che potreb­bero essere usati per creare lavoro e non è una que­stione di poco conto), c’è da fare anche un’altra con­si­de­ra­zione: sono aerei d’attacco, con carat­te­ri­sti­che stealth, ser­vono a fare la guerra e pos­sono tra­spor­tare pic­coli ordi­gni nucleari, che abbiamo nelle basi di Aviano e Ghedi. Ecco per­ché l’Italia non li deve avere: vedasi all’articolo 11 della Costituzione.

Il Pd e la mag­gio­ranza si bar­ca­me­nano. La mag­gio­ranza dei par­la­men­tari Pd non li vor­rebbe, ma è sot­to­po­sta al ricatto delle gerar­chie mili­tari (e della mini­stra Pinotti), di Napo­li­tano e degli ame­ri­cani. Vedremo come si com­por­terà a set­tem­bre quando verrà discussa la mozione e spe­riamo che ci sia una grande mobi­li­ta­zione (per info: www​.disarmo​.org e www​.sbi​lan​cia​moci​.org) come quella di giu­gno del 2013, che fac­cia cam­biare idea al par­tito del pre­mier. In realtà Renzi poco più di un anno fa disse che non capiva che dove­vamo farci con que­sti F35. Dopo un anno ancora non l’ha capito. O fa finta.

Condividi