La rinascita della comunanza agraria dell’Appennino gualdese è una buona notizia. L’accogliamo positivamente perché il ripristino e la valorizzazione degli usi civici e la restituzione ai cittadini del patrimonio collettivo della nostra montagna costituiscono una garanzia affinchè essa non possa essere più considerata una merce da rapinare o da utilizzare in maniera inappropriata, senza alcuna precauzione ambientale e sociale e senza alcun ritorno economico effettivamente tangibile per la nostra comunità.
Da parte nostra vi sarà il sostegno a tutte le iniziative che i cittadini promotori porranno in essere a salvaguardia dell’ambiente montano e per un’alternativa al modello economico imperante che ha condotto allo stato delle cose presente e al degrado ecologico.

La comunanza dell’Appennino gualdese può veramente diventare quella che abbiamo voluto chiamare la nuova “banca” gualdese e popolare dei beni comuni, per mettere finalmente in sicurezza acqua e terra. A quest’obiettivo, in particolare, riserviamo tutta la nostra fiducia ed è in questo contesto che si riapre anche, da subito, la partita delle cave di Vaccara. Con il suffragio di una cospicua raccolta di firme era infatti partita la prima richiesta dei promotori della comunanza per un provvedimento in favore dell’annullamento dell’affrancazione di 5 ettari di terreno ad uso civico e della sospensione dei successivi atti amministrativi predisposti dalla Giunta Morroni per consentire lo sfruttamento delle cave Vaglie e Bombetta.

La Giunta eliminò il vincolo dell’uso civico da un terreno, considerato fino ad oggi di proprietà comunale, e lo ha monetizzato, procedendo alla concessione per nuovi sfruttamenti minerari, senza peraltro indire alcuna assemblea degli utenti gualdesi, come previsto dalle normative sugli usi civici e come avrebbe dovuto fare il Comune, nel suo esercizio di amministratore di proprietà collettive.
La rinascita della comunanza e la legittimazione delle sue istanze sancita dal Commissario regionale agli usi civici, rende pertanto nullo quell’atto. Il Sindaco e la Giunta debbono perciò farsene una ragione e sospendere immediatamente l’attività estrattiva che è in corso, perché ad oggi i procedimenti amministrativi risultano di dubbia legittimità, indipendentemente dalla sentenza del TAR che esaminò ben altre motivazioni di ricorso.

E’ con questo obiettivo che in un prossimo consiglio comunale solleciteremo la Giunta ad agire, proponendo uno specifico ordine del giorno a sostegno dell’iniziativa dei cittadini della comunanza. Vorremmo che nel frattempo vi siano delle risposte da parte del Sindaco e che lo stesso, dopo l’ultimo incontro con Regione e cittadini, relazioni in consiglio comunale. Ci aspettiamo infine che anche il PD, una volta per tutte, dica la sua su questa questione come sperereremmo dalle altre forze politiche rappresentate in consiglio comunale, a partire dai monacelliani, che dimostrino una volta tanto di essere più preoccupati delle istanze dei cittadini, anziché condividere le preoccupazioni dell’impresa cavatrice sulle sorti di un’attività che nulla sta portando a Gualdo se non l’ennesima ferita al suo ambiente. Il bilancio comunale attende ancora i 400 mila euro, la famosa prima tranche annunciata dalla Giunta fin dallo scorso novembre, che tuttora risultano irreperibili.

Per la sinistra per Gualdo
Gianluca Graciolini


 

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