I dati Istat 2016 una nuova e pesante ‘sassata’ per l’Umbria. Ultimi in Italia per andamento Pil e occupazione

Una sassata, i dati Istat 2016 sull’Umbria, che smentiscono l’ottimismo di maniera che il Palazzo ha distribuito a piene mani nei mesi scorsi. Tanto che i vertici della Regione, un paio di mesi fa, fecero spallucce davanti alla stima della Svimez, secondo cui il Pil 2016 dell’Umbria era calato dell’1,6%, secondo peggior risultato d’Italia dopo quello stimato dalla Svimez per il Molise. “La ripresa è in atto dal 2015 – proclamarono da Palazzo Donini – nel 2015 abbiamo fatto +2,3% e c’è addirittura chi dice (riferendosi alle stime Svimez, ndr) che il Pil 2016 dell’Umbria sia calato. Un assurdo. Basta giocare con i dati”U. Tesi ampiamente riportata dalla stampa amica, nonostante vari economisti (l’ultimo, nella trasmissione tv “Economia – Le Interviste”, andato in onda sul canale 11 – Trg del digitale terrestre e che peraltro ha registrato picchi altissimi di ascolto, il professor Francesco Musotti dell’Università di Perugia) avvertissero che le stime Svimez vengono elaborate su dati grezzi forniti dall’Istat e che, storicamente, rispetto ai dati ufficiali dell’Istat possono essere diverse di 0,2, 0,3 punti percentuali, mai di più. E avvertissero anche che il buon dato del Pil 2015 poteva essere solo un rimbalzo dopo una caduta doppia rispetto a quella avvenuta in Italia durante la recessione.

E infatti, puntuale, la conferma dei dati dell’Istat. Che per l’Umbria è un colpo durissimo, un allarme generale perché qui siamo davanti a uno scivolamento senza fine. Perché, ed è già grave visto il livello in cui la regione è caduta, non solo cresciamo meno della meda delle altre regioni quando il Paese cresce e perdiamo di più quando cala (allargando sempre più il divario con la media nazionale e scivolando sempre più verso Sud, in cui non siamo neppure più i primi perché dal 2015 superati dall’Abruzzo per Pil pro capite), ma nel 2016 siamo calati, e non di poco, mentre quasi tutti gli altri sono cresciuti.

I dati Istat 2016 per l’Umbria: Pil -1,3%, peggior risultato in Italia, quando la media nazionale ha fatto +0,9%. Nel 2016 siamo i peggiori d’Italia anche per andamento dell’occupazione (-1,5%), ambito nel quale siamo i peggiori anche se si guarda al periodo 2011-2016. Il Pil per abitante è sceso all’86% della media nazionale, superato dal 2014 anche da quello dell’Abruzzo. Mentre, sempre in tema di Pil per abitante, rispetto alla media del CentroNord l’Umbria è passata dal 2000 al 2016 da un ritardo di 15,5 punti percentuali a uno di 26,6 punti. Inoltre, nel 2016 il Pil dell’Umbria è inferiore del 16,1% rispetto a quello pre crisi del 2007, contro il -6,8% del dato nazionale. Qualche luce arriva dai consumi, cresciuti un po’ di più della media italiana (ma ancora sotto del 7,5% rispetto al livello pre crisi del 2007, contro il -3,9% del dato nazionale) e dal reddito per dipendente, aumentato un po’ meno nella media ma che comunque mostra il segno più.

Ed ecco i dati ufficiali dell’Istat per il 2016. Il Pil in Italia è cresciuto, in termini reali (ossia depurato del’inflazione), dello 0,9% (+1% bel Centronord e +0,8% nel Centro), mentre l’Umbria marca un pesante -1,3%, il dato peggiore d’Italia. Una pesante caduta che, sulla scia di un arretramento dell’Umbria rispetto alla media nazionale che va avanti dal 2000, porta il Pil pro capite dell’Umbria ad essere solo l’86,1% della media nazionale (era l’88% nel 2015). Nel 2000 il Pil umbro per abitante era il 99,5% della media nazionale, per cui in 16 anni rispetto alla media italiana – che pure non è andata certo bene – la regione ha perso ben 13,5 punti percentuali. In altre parole, se oggi il Pil per abitante dell’Umbria fosse nello stesso rapporto con la media italiana del 2000, dovrebbe essere più alto di circa 3 miliardi e 550 milioni l’anno. Che è, appunto, il ‘buco’ annuo che si è creato negli ultimi 16 anni e che corrisponde a quello che gli umbri avrebbero annualmente in più se la regione si fosse mossa come la media nazionale, né più né meno.

Uno scivolamento costante verso il Sud rispetto al quale, peraltro, l’Umbria non è più neppure la prima regione, perché dal 2014 l’Abruzzo presenta un Pil pro-capite più elevato.

Non solo, ma nel 2016 il Pil dell’Umbria è sotto del 16,1% rispetto al Pil pre-crisi del 2007, contro il -6,8% che segna il dato nazionale.

“Tra le regioni del Centro – afferma il Rapporto dell’Istat – (nel 2016, ndr) solo l’Umbria mostra una performance negativa, con una flessione del Pil pari all’1,3% rispetto all’anno precedente, la peggiore di tutto il territorio nazionale”.

La ‘botta’ del 2016, prima regione per calo dell’occupazione: in Italia occupati +1,3%, nel Centro +0,6%, in Umbria -1,5%

In termini correnti (incorporando quindi l’inflazione) nel 2016 l’Umbria ha perso, rispetto al 2015, 96milioni 100 mila euro di Pil, passando da un Pil di 21.336,9 miliardi a uno di 21.240,8 miliardi. In termini reali, ossia depurando il dato dall’inflazione, l’arretramento diventa di 278,6 milioni di euro. Il Pil per abitante, rispetto alla media nazionale, è sceso di ben 1,9 punti: fatto 100 il dato italiano, l’indice umbro del Pil per abitante è calato da 88 del 2015 a 86,1 del 2016.

Quanto all’occupazione, informa il Rapporto Istat evidenzia che nel 2016 in Italia il numero totale degli occupati è cresciuto dell’1,3% e nel Centro dello 0,6%, mentre in Umbria è sceso dell’1,5%, anche in questo caso peggior risultato d’Italia. Da mostrare che solo 5 regioni su 20, tra cui appunto l’Umbria, mostrano un calo degli occupati.

Per inciso, l’Istat rileva anche che, considerando l’ultimo quinquennio 2011-2016, anche in questo caso l’Umbria è la peggior regione italiana in termini di andamento dell’occupazione (-1%, seguita dalla Calabria con -0,8%).

Qualche luce per l’Umbria però c’è

Dal Rapporto Istat emerge anche qualche luce per la regione. La spesa per consumi finali delle famiglie nel 2016, rispetto al 2015, è aumentata dell’1,7% (+1,1% se si considera l’inflazione 2016, pari a +0,6%), più del +1,5% (+0,9% se si considera l’inflazione) che segnano la media nazionale e quella del Centro. E se si guarda all’ultimo quinquennio 2011-2016, il calo dei consumi finali delle famiglie umbre (-0,5%) è perfettamente allineato con il dato medio nazionale, anche se leggermente più pesante di quello del Centro (-0,3%).

Quanti ai redditi da lavoro dipendente, il segno umbro è positivo (+2,1% nominale, +1,5% reale considerando l’inflazione), anche se inferiore sia al dato medio nazionale (+2,6% nominale, +2% reale), sia a quello del Centro (+2,4%, se si considera l’inflazione il dato scende a +1,8%).

Si tratta tuttavia di un recupero molto parziale, perché se si guarda all’ultimo quinquennio 2011-2016 i redditi da lavoro dipendenti in Umbria in media annua sono scesi in termini correnti (se il dato si depura dall’inflazione il risultato risulta assai peggiore) dello 0,5%, mentre in Italia sono cresciuti – sempre in meia annua - dello 0,6% e nel Centro dello 0,5% (anche in questo caso le performance, se si considera l’inflazione, sono peggiori).

 

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