Rosaria Parrilla

Nonostante le litigate a sinistra, con i socialisti divisi: la formazione ufficiale sembrava certa nella rosa della coalizione, poi invece è andata in ritiro. L’altra metà ha lanciato la palla proponendo la candidatura a sindaco di Perugia di Giacomo Leonelli, ex Pd e attuale segretario regionale di Azione, il partito di Carlo Calenda. Italia viva di Matteo Renzi, invece, non è stata convocata (non pervenuta). E il Pd che, come al solito, in prossimità di giocate importanti, perde pezzi. Il segretario comunale, Sauro Cristofani, ha preferito lasciare il campo, dimettendosi, perché il suo desiderio di allargare la coalizione al centro non ha beneficiato di nessun punto a suo favore. E così tutti questi fuorigioco hanno finito per essere quasi dimenticati con l’acclamazione di Vittoria Ferdinandi, da tutti chiamata Dada, a candidata sindaco del capoluogo umbro per la coalizione di centrosinistra, che vedrà scendere in campo insieme Pd, Verdi-Sinistra, M5s, Demos, Civici umbri, Rifondazione e la Lista per la sanità pubblica.

La partita quindi sembrerebbe ancora aperta e tutta da giocare. Sicuramente la sfida è tutta al femminile, da una parte Ferdinandi, dall’altra Margherita Scoccia (Fratelli d’Italia) per la coalizione di centrodestra. Anche se, la seconda, assessora all’urbanistica della giunta Romizi, parte in netto vantaggio. Ma come fa notare il piddino Nicola Mariuccini, sul suo profilo Facebook, alla notizia della candidatura di Ferdinandi, nome che in realtà spuntava puntualmente da mesi con varie smentite, si percepisce un certo entusiasmo.

“La rive gauche perugina si è improvvisamente infiammata di un palpabile entusiasmo d’altri tempi – scrive Mariuccini –. Tanto da mettere in secondo piano l’astruso hara kiri del Pd locale che, dopo un lungo e un po’ kafkiano tentativo di arrivare a una candidatura centrista, è arrivato a questa bella scelta in modo così assurdo da necessitare di un incomprensibile e inutile commissariamento degli organi di partito”. “Vittoria è figlia di una donna straordinaria che manca molto alla città e tanto anche a me – prosegue Mariuccini –, da cui ha preso la profondità dello sguardo, puntato dritto verso l’obiettivo e a cui ha aggiunto un sorriso travolgente che è invece tutto suo. Vittoria lavora col disagio e col sorriso, essendosi inventata una formula innovativa, capace di scatenare solidarietà senza drammi né umiliazione, facendo leva sulla gioia di vivere e di affrancarsi dalle difficoltà. Il suo Numero zero questo è, prima ancora di essere un buon ristorante”.

Formula innovativa che l’ha addirittura portata a essere nominata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Cavaliere al merito della Repubblica italiana. “Dall’altra parte, a destra, pur essendo di parte – prosegue ancora –, non vedo altrettanto entusiasmo. L’altra candidata, dopo 5 anni di lavoro nell’ombra, sembra incapace di suscitare emozioni alla città. Certo gode di un vantaggio oggettivo e non da poco. Più di 40 punti di lista, oltre al libro dei contributi in una mano e i progetti Pnrr dall’altra, con cui parlare con associazioni varie”. “È un rigore non difficile da segnare per la Scoccia – conclude –, ma la porta ha due pali e adesso un portiere che incute rispetto e la giusta dose di sfacciata incoscienza. C’è stata una prima schermaglia fra lei (Vittoria) e Romizi che ha risposto a modo suo con serena e lineare semplicità. Ma il rigore non sarà lui a tirarlo e fra un po’ la Scoccia dovrà affrancarsi dai suoi danti causa, se non vorrà crearsi lo stigma del condizionamento. Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi e Vittoria, che dirige un ristorante, con i coperchi ci sa fare. Bella partita".

La partita è già iniziata.

                                                                     

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