Di Ciuenlai - Uno spettro si aggira per le stanze del Pd umbro. Lo spettro delle elezioni comunali di fine primavera. Stavolta non si tratta di una semplice tornata amministrativa ma di una votazione che può definitivamente far svoltare l'Umbria, consegnandola a nuovi padroni (centrodestra e 5 stelle).

Intanto , nella metà dei comuni chiamati alle urne, si vota prima della scadenza naturale (elenco dal quale va sottratto Spoleto dove, purtroppo è morto il sindaco). E questo segnala subito la fine di un mito ; quello della stabilità delle Giunte dell'ex Centrosinistra. Terni, Umbertide e Cannara sono commissariate. Un esercizio quasi sconosciuto nella regione dello sbandieratissimo “buongoverno” del Pd. Segno evidente che ormai le logiche di potere e le conseguenti lotte per detenerlo, hanno sostituito il famoso “Bene comune”.

Come per i 5 collegi delle elezioni politiche il rischio che Centrodestra e M5s facciano cappotto è dunque alto, se non altissimo. Facendo una comparazione e una proiezione con i risultati delle precedenti comunali, delle regionali 2015 e delle recenti politiche, si può azzardare una previsione. Tenendo debitamente conto che la rotta conservatrice degli eredi della sinistra, ha portato , per effetto della costruzione di sistemi personalistici di Governo e di potere (come la Dc e il Psi della prima repubblica,) ad avere risultati migliori alle amministrative rispetto alle politiche (cosa molto negativa per chi si richiama alla sinistra).

Il Pd, se mantiene i suoi alleati (ma non è detto, visto che ad Umbertide la sinistra si è già sfilata) ha buone possibilità di vittoria a Monte Santa Maria Tiberina (perchè parte dal 78%, sceso però al 49% alle regionali e al 34% il 4 marzo ), e di sconfitta a Passignano ; va sicuramente al ballottaggio ad Umbertide e Corciano , rischia di arrivare terzo a Terni e a Spoleto e di perdere a Trevi e Cannara. Il trend “in caduta libera” di questi ultimi anni fa temere il peggio ai dirigenti (si fa per dire) di quello che era il primo partito della regione. Un altro e non impossibile cappotto stravolgerebbe l'attuale situazione.

Il Pd non controllerebbe più i due capoluoghi e, nei comuni importanti, quelli superiori ai 30 mila abitanti avrebbe un solo sindaco, quello di Foligno, che difficilmente, se non cambia niente, potrà essere riconfermato l'anno prossimo. Governerebbe solo il 40% della popolazione umbra, con la concreta possibilità di andare sotto al 30% dopo le comunali del 2019 (nelle quali, dati alla mano, sono a rischio Gualdo Tadino, Marsciano, Magione, Foligno, Orvieto e molti dei municipi minori delle due Province). Infine uno scenario del genere porterebbe alla conseguente perdita delle due Province e probabilmente, l'anno dopo, della Regione.

Di fronte a questo quadro apocalittico, tutt'altro che ipotetico, la reazione dl Pd è quella del silenzio. Le correnti tacciono e il partito tace. Unica eccezione una nota dei sindaci di area che chiede “una svolta per invertire la rotta”. Ma a chi la chiedono? I partiti eredi del Pci e del Psi si sono sempre più caratterizzati come “partiti dei sindaci e degli amministratori”. La svolta la dovevano quindi fare loro, che invece, con la loro autoreferenzialità, con il loro distacco dalla realtà, dai valori di riferimento, dai cittadini e dagli elettori, hanno determinato, in gran parte, questa situazione. Adesso chiedono al “Partito che non c'è” di cambiare. Scaricano le loro responsabilità su un morto che puzza da tempo. E' la miglior maniera per favorire il tanto temuto cappotto.

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