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Rifondazione comunista di Perugia apprende che la Regione dell’Umbria continuerebbe a negare la possibilità per il Minimetrò di entrare nell’Azienda Unica dei trasporti. E questo in virtù del fatto che le quote azionarie verrebbero rivoluzionate. Peggio. Si ipotizza pure che, tutto sommato, il Minimetrò non appesantirebbe l’Azienda, ma ribalterebbe i rapporti di forza con una preponderanza del Comune di Perugia. Rapporti di forza? Vorremmo ricordare che l’Azienda Unica dei Trasporti nasce con l’obiettivo di razionalizzare e armonizzare il trasporto pubblico locale in un’ottica di solidarietà regionale. Quindi certi campanilismi, oltre che fuori dalla storia, sono anche del tutto inaccettabili. Noi crediamo semplicemente che il Minimetrò vada considerato per quello che è, cioè un'infrastruttura di mobilità alternativa di valenza regionale di massa che può contribuire a determinare la possibilità concreta di uno sviluppo moderno, alternativo e di qualità nel sistema dei trasporti e della mobilità. Dopodiché è del tutto evidente che Perugia, capoluogo di Regione, non viene presa in considerazione come città catalizzatrice di oltre il 50% dei movimenti dell’intera regione: 30 milioni di passeggeri fra autobus, Minimetrò e scale mobili. Ecco, non può essere Perugia a pagare da sola i tagli del governo centrale, proprio come ha giustamente ribadito il Sindaco Boccali. Tanto più che, ad oggi, Perugia riceve solo circa il 16% del fondo regionale destinato al trasporto pubblico locale. Insomma, Rifondazione comunista continua a ritenere che la gestione del Minimetrò vada trasferita all’Azienda Unica per la strategicità regionale dell’infrastruttura. Enrico Flamini Segretario Provinciale Prc Perugia Condividi