La risposta più o meno unanime è stata: certo che lo farà e avrà lo spazio al massimo della “migliore” rifondazione (quella di bertinotti), cioè il 7-8%. e questo perché la sinistra a cui allude Landini è “vecchia” e quindi “antagonista” e “pura”, e quindi necessariamente minoritaria... analisi dei contenuti, ovviamente neanche a parlarne.

Ma si sa, le analisi e i contenuti, cioè la verità, non rispettano i tempi televisivi e di solito non fanno l’evento; quindi la notizia. ma sottraiamoci a questo gioco malevolo e proviamo a fare qualche ragionamento di analisi e contenuto dimostrando che è possibile farlo anche in breve spazio e senza troppo annoiare. la manifestazione di sabato scorso era contro le politiche economiche e sociali del governo renzi, in particolare contro il Jobs act.

La proposta della coalizione sociale della Fiom mette al centro il lavoro e da questo fulcro vuole agganciare i temi della politica economica e industriale, della solidarietà sociale, della lotta per la legalità, della questione ambientale, della qualità (e quantità) della democrazia. Quindi un grande tessuto associativo del nostro paese, che coinvolge milioni di persone attive, risponde positivamente a due cose: 1) dire no a Renzi e al suo progetto per il paese; e 2) proporre una alternativa (di governo dei problemi del paese) a partire dalla centralità del lavoro. centralità del lavoro che significa in primo luogo restituire protagonismo sociale e politico alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro paese in primis unendoli come parte sociale che si possa riconoscere nello sfruttamento e nell’ingiustizia che quotidianamente subiscono, contro tutte quelle politiche (come il Jobs act) che li separano e che li pongono in competizione (occupati contro disoccupati, garantiti contro non garantiti, giovani contro vecchi, ecc...).

Centralità del lavoro che in secondo luogo significa una scelta di campo (e di punto di vista), attraverso la quale giudicare ciò che c’è e guardare alle cose da fare facendo proposte concrete: no al jobs act, si ad un nuovo statuto dei lavoratori che garantisca tutti in egual misura; no alle politiche economiche liberiste e alle privatizzazioni, si a nuove politiche industriali strategiche con un ruolo centrale del pubblico per produrre buon lavoro senza precarietà; no alla “riforma” Fornero e all’ulteriore tentativo di distruggere le pensioni italiane, si ad una vera riforma con la centro la dignità dei pensionati presenti e futuri; no ad una Europa dei ricchi e della austerità (ovviamente solo per i poveri), si ad una Europa dei popoli basata sulla crescita qualitativa e sulla solidarietà tra paesi e popolazioni; no ad una fiscalità al contrario, si al ripristino della progressività vera; no alla protezione dei potenti e dei mafiosi, si a politiche sociali e leggi adeguate per il ripristino della legalità comunque e dovunque; insomma no allo smantellamento della nostra costituzione, si alla sua applicazione reale. Si dirà: un vero e proprio programma politico?

Appunto un programma non un partito... e un programma politico ha l’ambizione di diventare “il” programma politico del governo. per farlo non serve “la migliore” rifondazione, ma la convinzione della maggioranza degli italiani. a questo si punta: con la costruzione paziente della coalizione sociale, con la trasformazione e la messa a disposizione delle parti migliori della sinistra politica esistente (come dimostra, ad esempio, Sel con la sua recente apertura), con la definizione sempre più condivisa di un programma di cambiamento in senso popolare e di classe, con la presa di coscienza della modificazione della funzione politica del sindacato, con l’assunzione di responsabilità politica della parte migliore e più avanzata dell’associazionismo italiano, con l’apertura, infine e quando servirà, di una discussione concreta sulle forme e sulle strutture che questo programma dovrà darsi, appunto per convincere la maggioranza degli italiani e quindi per vincere anche le elezioni. e questa sarà la “migliore” sinistra per il nostro paese.

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