di Gian Filippo Della Croce

 

La decisione di Wladimiro Boccali di dimettersi dal consiglio comunale perugino appena eletto, va letta più come una sottile (neanche tanto) vendetta più che una rinuncia. Di fronte alla clamorosa sconfitta del PD a  Perugia, che ha riportato la città ancora una volta all’attenzione dei media nazionali, di fatto l’ex sindaco è stato l’unico  ad accollarsi l’onere della sconfitta con grande dignità, e qui sta il valore politico del suo atteggiamento che non trova invece riscontro in altri dirigenti, che pure hanno condiviso con lui le responsabilità della campagna elettorale e del suo deludente risultato. Marcare le differenze , è questo il significato del gesto di Boccali, un segnale lanciato all’interno e all’esterno del PD, prima di venire travolto dal fuoco amico e risultare quindi l’unico responsabile della sconfitta e quindi guadagnarsi il titolo di capro espiatorio.

Che ciò abbia sorpreso l’establishment del partito risulta evidente dalle esitanti risposte seguite al gesto di Boccali caratterizzate  da un certo stupore nonché da un diffuso  imbarazzo, pochi i “resta con noi” ufficiali, insomma la vittima sacrificale si è di fatto sottratta all’estremo sacrificio. Infatti il dibattito interno al partito sembra più avvitarsi intorno all’argomento delle dimissioni che in una approfondita quanto responsabile analisi del risultato elettorale  e dei rimedi da porre per arginare l’emorragia di consensi. L’abbiamo già scritto e detto e citeremo ancora una volta Einstein “non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha provocato”, questo dovrebbe essere la linea guida per rilanciare l’azione del PD a Perugia, anche se ancora non se ne vedono i segnali: un cambio di mentalità, di cultura politica, un bagno di umiltà da parte di chi pensava di poter continuare a gestire una rendita che invece gli stava sfuggendo di mano.

Quasi un sogno di eternità, tradito dal risultato elettorale. In mancanza di idee e proposte di rinnovamento, la vivisezione dell’ex sindaco avrebbe sen’altro fatto comodo, per guadagnare tempo sulle decisioni da prendere e intanto continuare la guerra intestina, e invece adesso il tempo non c’è più e le proposte, le idee e le decisioni debbono quindi avvenire ora, rapidamente,  magari prima che da Roma arrivi qualche  decisione poco gradita. Mettere le mani per rinnovare un gruppo dirigente perdente è il minimo che gli elettori possano aspettarsi da un partito responsabile , che non fa mistero dei propri errori ne’ dei rimedi che intende apportare alla sua linea di condotta, affinchè questi errori non diventino strutturali mentre la campagna elettorale per le elezioni regionali ormai bussa alle porte.  Recuperare l’interesse degli elettori per le proposte politiche e non per le astuzie e le guerriglie condotte da capi corrente o meno, anche se dirigenti del partito e commentatori compiacenti continuano a mettere l’accento sul “che farà tizio o caio”, pensando che questo interessi ancora la cittadinanza, Boccali l’ha capito, tardi, ma l’ha capito e ha consumato la sua vendetta.

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