BIANCA BERLINGUER - Dietro la notizia: oggi in tutti i principali media l'addio di Bianca Berlinguer alla Rai e il suo approdo a Mediast (rete 4). L'attenzione tutta concentrata sulla " normalizzazione" della rete pubblica, fatto reale e preoccupante, anche se è difficile ritenere il programma condotto dalla Berlinguer, molto somigliante ad un Barnum pululante di macchiette, un' Agorà del pensiero critico. Tuttavia più che sul dito, occorrerebbe concentrarsi sulla luna, la scelta di rete 4, il canale che ha conquistato share con Drive In e Minni Minoprio, non è il paradiso del " nazional popolare. bensì un progetto di lobotizzazione delle coscienze. La giuliva indifferenza dell' anchorwomen per questa scelta è prova provata del fallimento etico di un mondo, che spiega le ragioni di una sconfitta. Prenderne coscienza aiuterebbe a individuare i sentieri della resistenza.

NORMA RANGERI - Se son rose :... Norma Rangeri ha lasciato la direzione del Manifesto, al netto della pagina di ringraziamenti di circostanza pubblicati dal quotidiano è UNA BUONA NOTIZIA. È il segnale che in quel giornale, che purtuttavia, è storia nostra si è aperta una tenzone dialettica che mette in discussione gli ultimi decenni e il goffo tentativo delle ultime settimane di trasformarsi nel cantore dello Schlein /pensiero. Lo testimonia il lungo e interessante articolo odierno del condirettore Tommaso Di Francesco, un contocanto che ha i toni delle antiche dispute dei congressi curiali del PCI degli anni 60, aggiornati con il linguaggio del postmoderno. Basti l' auspicio, non realizzato, della direttore di sostituire l'occhiello " quotidiano comunista", con " quotidiano del pensiero critico" e l' orgogiosa ed acuta motivazione di Di Francesco di confermare quella parola " comunista" come lente di ricerca di futuro. Perché tutto questo è un buon segnale? Aldilà  delle farsesche tribolazioni del Pd che non dovrebbero riguardarci, è anch' essa il segnale del bisogno di assumere " la sconfitta" come terreno di ricerca senza scorciatoie post moderne, senza lenimenti identitari. Quello che c' è in campo è poco e mal in arnese, pure i consolatori rifugi del " particulare", siano  il " movimento" o il " territorio", sono pannicelli caldi. Occorre scavare nel profondo per capire perché si è perso e un giornale come il Manifesto potrebbe essere " un amico ritrovato".

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