Sul Messaggero dell’ Umbria del 31 gennaio: “Falsi invalidi, cancellate 500 pensioni”: Andando avanti si legge che si tratta di persone che non si sono presentate alla visita sanitaria straordinaria o non hanno trasmesso i certificati richiesti . E fino al 2012 sono state messe in programmazione dall’INPS dell’Umbria 3750 verifiche che si tradurranno in convocazioni da parte dell’INPS regionale.

Un aggravio economico e burocratico, un restringimento dei diritti nonostante il parere contrario anche del Parlamento. Questi, in sintesi, i rilievi mossi dal Tribunale per i diritti del malato, il Forum del III settore, la FISH e l’ACU sulle misure previste nella Comunicazione (interna e non ufficiale) del 20 settembre 2010 del Direttore Generale dell’INPS, con oggetto “accertamenti di invalidità civile – implementazione dei criteri per l’accertamento diretto”.

Cosa sta accadendo in Umbria? Tutti coloro che hanno effettuato la visita presso la Commissione ASL vengono richiamati per una ulteriore visita dal medico INPS.
In base alla legge le visite dirette avrebbero dovuto essere limitate alle situazioni incerte. La recente Comunicazione interna del Direttore Generale INPS e le “linee guida operative” prevedono, invece, come indispensabile, il potenziamento del ricorso prioritario all’accertamento sanitario diretto sulla persona.

Il ricorso alla visita diretta viene indicato come prioritario, persino quando il giudizio della Commissione ASL è unanime. Di fatto, l’INPS attraverso una Circolare interna ha attuato un notevole passo indietro rispetto alla necessità di semplificazione amministrativa per i cittadini.

L’accertamento diretto da parte dell’INPS, in aggiunta a quello delle Commissioni mediche ASL, deve essere attuato esclusivamente in quei casi dove vi siano dei ragionevoli e fondati dubbi sulla sussistenza del diritto al beneficio, e non al contrario considerarlo “la prassi”.

Altro punto, e a nostro avviso il più grave, riguarda il restringimento dei requisiti sanitari per la concessione dell’indennità di accompagnamento. E' opportuno segnalare che in seguito alla accesa protesta del 7 luglio scorso delle Organizzazioni a tutela dei diritti delle persone con disabilità il Parlamento bocciò un emendamento che tentava di modificare i criteri (restringendoli) per la concessione dell’indennità di accompagnamento. Ora, i contenuti di quell’emendamento trovano nuovamente spazio nelle “Linee Guida operative per l’invalidità civile” contenute nella Comunicazione. L’interpretazione dell’INPS stravolge l’indicazione della legge tuttora vigente che stabilisce che l’indennità di accompagnamento venga concessa alle persone con inabilità totale quando ricorre una delle due seguenti condizioni: si trovino nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore; oppure, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognino di una assistenza continua.
Rispetto alla capacità di deambulare, invece, le nuove linee guida operative per l’invalidità civile dell’INPS prevedono che l’impossibilità debba essere permanente e non superabile con l’utilizzo di ausili. Chi deambula con estrema difficoltà e fatica come, ad esempio, l’aiuto di un tripode, di due stampelle o altri ausili, non si vedrà riconosciuto il diritto a ricevere l’indennità di accompagnamento.

Rispetto al secondo criterio che dà diritto a percepire l’indennità di accompagnamento, ovvero, la capacità della persona di compiere gli atti quotidiani della vita, l’INPS, stabilisce come condizione la presenza di un’assistenza continuativa e l’impossibilità di compiere il “complesso” degli atti quotidiani. Ciò vuol dire che, nel misurare l’autonomia personale del cittadino, si considereranno solo il complesso degli atti elementari della vita. Inoltre, il riferimento è al complesso di questi atti, e non solo ad uno o due di essi. Vengono ignorati quelli che sono, invece, considerati atti strumentali della quotidianità, ovvero, le attività “extradomiciliari”, come sapersi orientare, usare un mezzo pubblico, usare un telefono, chiedere aiuto o un’informazione.

Il risultato, come denuncia, ad esempio il CoorDown è che, tramite visite sommarie e sbrigative, vengono revocate le indennità di accompagnamento a persone affette da sindrome di Down (e non solo), su tutto il territorio nazionale. Ancora più paradossale, in questi giorni vengono richieste le mappe cromosomiche alle persone affette da sindrome di Down.

Possibile che persone con gravi disabilità accertate e vistosamente conclamate, debbano continuare ad essere sottoposti ad accertamento diretto? Davvero per i più deboli “gli esami non finiscono mai ”?

Per finire, i tempi: per legge la risposta definitiva dopo la visita di accertamento deve pervenire entro 60 giorni. Ma al Tribunale per i diritti del malato di Perugia risultano casi di persone visitate a settembre/ottobre che ancora non hanno ricevuto nessuna risposta. Ma nel frattempo le pensioni sono state sospese.

Le organizzazioni si stanno movendo, a livello locale per raccogliere le adesioni di tutte le associazioni di utenti e famiglie ma anche a livello nazionale: con la scusa dei falsi invalidi, per i cittadini più in difficoltà è cominciata una nuova odissea.
 

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