CAPOLINEA
Rifondazione, dissolvimento, azzeramento, ricostruzione, annullamento, riposizionamento, recupero, sono molte le parole con le quali ormai si indica il “malato grave” ovvero quel Partito Democratico che appena dieci anni fa era nato per presidiare una vasta area di sinistra in Italia e in Europa. Era nato da una fusione a freddo fra una parte della Democrazia Cristiana con  una parte del Partito Democratico della Sinistra, la fusione fu opera di Veltroni, il PDS di Occhetto, due personaggi che passeranno alla storia per la loro capacità distruttiva. Un partito che è entrato ormai in una fase di crisi profonda dalla quale, stando a tutte le previsioni sarà difficile che ne esca sano. Nel frattempo il target elettorale, già parecchio confuso è svanito ed oggi il PD non ha più un riferimento certo nella società italiana. Il trasformismo degli ultimi anni, la negazione di antichi valori di cui si era proclamato custode, la rissa perpetua del suo gruppo dirigente ne hanno decretato la fine annunciata, oggi quel partito non ha più un futuro se non quello di attraverso l’utilizzazione pratica dei termini sopracitati, sparire. Infatti i dati attuali confermano una rapida ascesa del Movimento cinque stelle che anche senza dirlo ufficialmente si candida a prenderne il posto rivendicando una piattaforma smart che coglie in pieno le attuali angosce che pervadono i cittadini italiani nell’area operaia e in quella del ceto medio. Ormai i tempi sono sempre più veloci ma il “grande malato” pare non accorgersene, ha perso anche la dimensione del tempo, infatti i suoi attuali dirigenti si sono trovati d’accordo nel rinviare un congresso che si annuncia straziante alla prossima primavera, magari dopo ulteriori sconfitte nella tornata elettorale amministrativa che proprio in quel periodo investe importanti città e regioni. Che c’è di razionale in tutto questo? Quale disegno strategico si cela dietro questa decisione? Pare proprio che non ci sia nulla se non la disperata volontà di rimandare una resa dei conti con la storia che è nei fatti inevitabile. Signori siamo al capolinea, si scende.

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