Il Comune di Perugia non sta progettando di azzerare la vita culturale della città. Non risponde al vero che saranno tagliati tutti i contributi a fondazioni, festival, istituzioni che rappresentano il cuore e la storia della cultura perugina. Stiamo parlando di un tratto fondamentale dell’identità di Perugia, non un vezzo superfluo che si può disinvoltamente cancellare. Questa è una “tesi” che lasciamo volentieri a chi ha scritto la legge finanziaria dello Stato scaricandone in larghissima parte il costo a Regioni, Comune e Province, ed anche in precedenza ha trattato la vita culturale del Paese come un puro costo da abolire. La notizia apparsa sui giornali oggi deve essere quindi considerata, allo stato, come una possibile conseguenza diretta della manovra, come una sorta di inevitabile effetto se si ragionasse esclusivamente in termini contabili. Ed il fatto che autorevoli organi di informazione l’abbiano riportata in grande evidenza testimonia la gravità della situazione. Allo stato, la giunta comunale, con i dirigenti, sta ragionando come tradurre i tagli indiscriminati della finanziaria in una manovra socialmente equa e compatibile con lo sviluppo della città. La vita culturale, il patrimonio artistico, le grandi manifestazioni, rappresentano un investimento strategico della città, innanzi tutto in termini di crescita civile, e poi per le ricadute notevolissime sull’economia (il turismo). Questo, soprattutto in un momento in cui Perugia si candida con Assisi a capitale europea della cultura. E’ chiaro che occorrerà una più stretta sintonia tra le diverse istituzioni ed un forte appello ai soggetti privati. Del resto, sono anni che buona parte delle attività culturali del Comune ricorrono al contributo di sponsor. Soltanto questo le ha rese, in larga parte, possibili. Occorrerà anche una analisi oculata delle priorità, perchè è difficile pensare a finanziamenti a pioggia: andrà premiata la qualità, e su questa si dovrà puntare. In ogni caso, si apre una stagione difficilissima, e le sofferenze delle città saranno gravi. Noi ci stiamo rimboccando le maniche, perché comunque i Comuni, che sono e restano le istituzioni più vicine ai cittadini, si pongono il problema di governare. Altrove si pensa ad altro.
Da Agenzia AMI
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