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Bianca Bracci Torsi Sono una vecchia comunista, vecchia di età e di militanza, e ho sempre considerato il giornale un elemento indispensabile per un partito comunista, qualcosa di cui non si può fare a meno come un pezzo di fegato o di cuore. Perciò quando siamo riusciti a fare uscire il primo numero di Liberazione quotidiano ho pensato: «Ecco, ora siamo un partito davvero». E comprarla e leggerla ogni mattina è diventato, da subito, una necessità prima che un dovere, come il primo caffé del mattino quello che sveglia. La necessità di leggere le iniziative, le proposte, le polemiche del partito senza filtri né interpretazioni, ma anche di conoscere notizie che altri giornali e tv non danno o travisano fino a renderle irriconoscibili: leggere Liberazione è questo. E' un modo di vivere le proprie idee ogni giorno, le gioie e le preoccupazioni, le condivisioni o le arrabbiature, di scegliere in quali iniziative ognuno ha la possibilità e la capacità di impegnarsi. Uno strumento o un'arma per schierarsi consapevolmente nella lotta che tutti noi abbiamo scelto di fare contro un capitalismo che rivela ogni giorno di più di avere in sé i semi e gli scopi di quel fascismo che credevamo sconfitto per sempre. Do troppo peso a un giornale di 12 pagine? No, penso che anche in questo dovremo imparare qualcosa dai nostri nemici che sempre in altri tempi e luoghi hanno temuto fogli deboli e piccoli anche più di Liberazione perché conoscevano la forza di una conoscenza alternativa capace di aprire pericolose fessure nel grigiore di un senso comune di massa. Quello stesso senso comune che oggi la tv e i giornali hanno costruito il nostro Paese. Contrariamente a quanto si crede le classi dominanti hanno sempre avuta chiara coscienza del rischio che comporta una stampa alternativa. Nella Francia di Napoleone III i giornali di partito pagavano una tassa doppia rispetto ai cosiddetti quotidiani di informazione: i partiti erano di sinistra, il potere non ne aveva bisogno potendo comprare e gestire quelli indipendenti. Una delle prime azioni della squadracce fasciste fu la distruzione e l'incendio della tipografia dell'Avanti, seguirono sequestri, aggressioni, requisizioni fino alla messa fuori legge dei partiti antifascisti e dei loro giornali. Oggi si è cominciato con l'ignorare la stampa alternativa per passare al taglio dei contributi economici. Liberazione vive riducendo pagine, limitando la diffusione a una parte del Paese per continuare a diffondere notizie ignorate, idee che si vorrebbero cancellare, proposte che contraddicono l'operato di una destra sempre più antidemocratica, sopravvive per continuare a offrirci la possibilità di riconoscere una realtà dura e difficile e dirottare per modificarla. I tragici eventi dei morti sul lavoro, la verità sull'emigrazione e il razzismo, la difesa dei lavoratori in lotta per la vita e la dignità di ognuno e di ognuna, l'antifascismo non limitato alle ricorrenze da celebrare ma rivissuto e ricostruito giorno per giorno, la convinzione che è possibile un altro mondo libero dal profitto e dalla repressione: tutto questo Liberazione è stata, è e può continuare ad essere. Dipende da noi. Conoscere e far conoscere la realtà che viviamo e la possibilità di cambiarla è per tutti i comunisti, una necessità prima che un dovere. Non possiamo perciò consentire che uno strumento e un'arma fondamentali per questa ancora lunga e dura battaglia, ci sia sottratto. Ricordiamo che il fascismo, in tutte le sue forme, non ha mai vinto per forza propria ma sempre per la debolezza o la sottovalutazione di chi doveva e poteva fermarlo. I comunisti lo hanno sempre saputo e hanno agito sempre di conseguenza. Oggi tocca a noi. Da Liberazione del 2 settembre 2010 Condividi