Attraverso l'invio di finte mail provenienti in apparenza da Poste Italiane o banche riuscivano a procurarsi i codici di accesso relativi a conti correnti o carte di ignari cittadini che nel giro di pochi secondi se li vedevano prosciugare (circa un milione di euro i soldi sottratti): è stata denominata 'Iktu's', dal greco pesca, la maxi operazione della polizia postale di Perugia che ha portato all'emissione di 17 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di dieci romeni, tre italiani e quattro egiziani (47 invece gli indagati a piede libero). I provvedimenti sono stati disposti dal gip su richiesta del pm Giuliano Mignini.
Associazione per delinquere finalizzata a intrusione informatica, truffa, falsificazione di documenti, furto e detenzione abusiva di codici di accesso i reati contestati a vario titolo. Attraverso operazioni di phishing - è stato riferito - sono stati colpiti centinaia di utenti, molti dei quali in Umbria.
La presunta organizzazione operava prevalentemente tra Lombardia e Piemonte e gran parte dei proventi illeciti venivano trasferiti in Romania (dove sono in corso di esecuzione sei ordinanze). Nove gli arresti eseguiti invece dalla Polizia postale di Perugia a Milano, Novara e Padova (due i ricercati in Italia). I particolari dell'operazione, definita la più grande per arresti e indagati portata a termine in Italia nella lotta al phishing, sono stati illustrati dalla dirigente della polizia postale perugina, Anna Lisa Lillini.
Le indagini, sono state avviate nell'aprile dello scorso anno a seguito di una denuncia presentata per una somma di denaro risultata depositata fraudolentemente su una carta Postepay. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i presunti truffatori inviavano e-mail apparentemente provenienti da Poste Italiane o da banche, chiedendo ai correntisti di collegarsi con un link che li dirottavano verso siti Internet risultati identici agli originali, ma creati per procurarsi login e password relativi ai conti correnti o alle carte. Dopo accessi abusivi nei sistemi di home banking, i conti venivano prosciugati.
Dall'indagine è emerso che il denaro veniva fatto transitare o in altri conti aperti da teste di legno dell'organizzazione (gran parte degli indagati a piede libero) e subito dopo chiusi (tra cui uno anche a Perugia), o su carte postepay che venivano utilizzate o per ricariche telefoniche poi vendute a un prezzo più basso. Gran parte dei presunti guadagni illeciti venivano trasferiti in Romania dove, secondo la polposta, risiede la mente dell'organizzazione.
All'operazione hanno collaborato agenti della polposta dei compartimenti di Lombardia, Piemonte e Veneto, nonché l'Interpool e la polizia romena per quanto riguarda gli arresti in quel Paese. Carte postepay, telefoni cellulari, sim card, pc e vari documenti sono stati sequestrati nel corso delle numerose perquisizioni.
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