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Editoriale di Alessandro Cardulli Agghindate a festa, gentili signore, parlamentari, giornaliste, attrici, si sono esibite in uno show, perché di questo si è trattato, sulla sorte dei poveri bambini di Haiti. Il luogo, manco a dirlo, il salotto buono di Bruno Vespa. Ingioiellate, facevano sfoggio di bracciali, collane, orecchini. Sembravano appena uscite dal parrucchiere, chiome gonfie e fluenti, abiti da mezza sera, gambetta che usciva da sotto la gonna e si metteva in bella mostra come fanno le veline e le altre ragazzette candidate da Berlusconi nelle liste del Pdl. Già, sembra proprio una festa di quelle che piacciono a “papi”, anche se le signore non erano proprio bambine. Anzi, i ritocchi del chirurgo estetico erano ben visibili su più di un volto. Qualcuna si è anche emozionata quando Vespa ha facendo vedere le immagini della superportaerei Cavour arrivata nell’isola devastata e ha dato la parola al comandante. Emozione perché sono sbarcati gli italiani a portare soccorsi, i militari daranno una mano per sgombrare macerie. Magari se venivano trasportati con un ponte aereo, l’intervento poteva essere, come doveva, immediato. Ma lasciamo perdere. La Cavour, che stiamo reclamizzando in ogni modo per far pubblicità alla nostra cantieristica, è dotata di un ospedale di eccellenza, con medici, personale sanitario di grande professionalità. Bene. Ma non si potevano inviare subito attrezzature per montare più ospedali da campo e impegnarsi, come Italia, a costruire un ospedale che rimaneva nell’isola e che non salperà, prima o poi con la portaerei? Pubblicità a buon mercato Le signore che hanno partecipato alla “festa” televisiva non si sono poste il problema e Vespa men che meno. Non facciamo il nome delle “girls” che si sono esibite. Chi ha visto ha visto, chi non ha visto meglio che non sappia. Anche se, per la verità, una è uscita dal coro. No, erano intente a commuoversi per la sorte dei bambini di Haiti, a rivendicare interventi urgenti. ‘Ma come è possibile vivere in queste condizioni?’, cinguettava una, mentre l’altra, di rimando: ‘Adottiamoli! Facciamo qualcosa!’. Invano alcuni signori, esponenti di associazioni che tutelano l’infanzia, Unicef in primo luogo, hanno cercato di spiegare che anche prima del terremoto le condizioni in cui vivevano i bambini di Haiti erano terribili. Le signore, delle due l’una, o sono delle straordinarie ignoranti oppure volevano solo esibirsi in una “festa”. I bambini erano lo strumento attraverso il quale farsi un po’ di pubblicità a buon mercato. Terremoti, alluvioni, disastri ambientali, colpiscono in primo luogo i bambini. E’ vero. Ma non sono gli eventi naturali a determinare le orribili condizione dell’infanzia nel mondo. Milioni di morti per malnutrizione e guerre Ogni anno muoiono più di dieci milioni per malnutrizione. In dieci anni duemilioni sono morti per le guerre, sei milioni i feriti gravi e disabili. Nel Sud del mondo un neonato su sei è sottopeso. In un solo anno, il 2006, diciotto milioni di bambini sono stati costretti ad abbandonare i propri paesi, quasi sei milioni sono i profughi, e nove milioni gli sfollati da una città all’altra. In 43 paesi i bambini vengono arruolati e mandati a combattere. I rapiti, sia a fini sessuali che di guerra, non si contano. Episodi di brutale violenza sono all’ordine del giorno. Uno per tutti, non noto perché le cronache ignorano: poco più di due anni fa oltre quattrocento bambini palestinesi vennero rinchiusi nelle carceri israeliane, isolati dai familiari con cui non poterono parlare, poi giudicati da un tribunale militare contro le leggi che tutelano l’infanzia. Non sono gli eventi naturali a determinare condizioni inumane. Le colpe dei paesi ricchi Siamo noi, i paesi ricchi, che ci arricchiamo sulla povertà altrui. Le spaventose condizioni in cui vivono e muoiono milioni di bambini sono la cartina di tornasole delle scelte politiche ed economiche di un capitalismo in frantumi, che prende senza niente dare, che devasta l’ambiente, che collabora e fa amicizia con dittatori che sguazzano nella miseria dei loro paesi. Non pretendiamo che le signore nel salotto di Vespa denuncino tutto ciò. Perlomeno quando parlano di bambini che soffrono, hanno fame, cercano cibo fra le macerie, abbiano il pudore di lasciare a casa la gioielleria e gli abiti della festa. Dal parrucchiere possono anche andare il giorno dopo. Condividi