di Potere al Popolo

Oggi come ieri chi critica l'occupazione Israeliana dei territori palestinesi e le politiche di colonizzazione e di apartheid del governo israeliano, chi osa parlare di Genocidio di fronte a oltre 9mila morti arabi tra Gaza e Cisgiordania, di cui almeno il 40% sono bambini, viene tacciato di antisemitismo.
Questa narrazione da parte israeliana è stata spinta a tal punto che ieri, nel corso della riunione del Consiglio di Sicurezza ONU, l'ambasciatore israeliano Gilad Erdan si è presentato al tavolo con la stella di David gialla appuntata sul petto, la stessa che i nazisti obbligarono gli ebrei ad indossare a partire dal 1941.
Il tentativo dell'ambasciatore è stato quello di delegittimare il voto del 27 ottobre, con cui l'Assemblea Generale dell'ONU (la delegazione italiana si è schifosamente astenuta) ha preteso una tregua umanitaria e la protezione, da parte di Israele, dei civili palestinesi, secondo il diritto umanitario internazionale.
Secondo la narrazione del Governo israeliano, Hamas e la resistenza palestinese sono equiparabili ai nazisti, dunque nessun limite va posto alla rappresaglia israeliana. Il Governo Netanyahu negli ultimi anni ha addirittura promosso una lettura revisionistica della Shoah, volta a "dimostrare" che Hitler non avrebbe voluto veramente sterminare gli ebrei, ma che furono gli arabi a spingerlo in quella direzione. Accettando questa narrazione totalmente falsata, Israele può giustificare l'occupazione dei territori palestinesi con la tesi dell'auto-difesa, per cui per il suo esercito il diritto internazionale non vale, anzi bisogna lasciarlo libero di distruggere Gaza e deportarne la popolazione nel Sinai.
Di fronte al gesto dell'ambasciatore israeliano, si sono levate forti opposizioni nel mondo ebraico e nella stessa Israele. Dani Dayan, direttore dello Yad Vashem, l'importante Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme, ha accusato la scelta dell'ambasciatore Gilad Erdan di "disonorare le vittime dell'Olocausto e la stessa Israele", rappresentando gli ebrei come un popolo inerme, quando oggi Israele è uno stato con uno degli eserciti più potenti al mondo.
Se c'è infatti un insegnamento sempre attuale di Auschwitz, è quello per cui solo debellando non solo l'antisemitismo, ma anche il razzismo e il colonialismo di cui l'antisemitismo è figlio, potremo permettere alla storia di non ripetersi mai più, e questo vale anche per Israele, che sta compiendo un vero e proprio atto di razzismo genocida nei confronti dei palestinesi a Gaza.
La strumentalizzazione dell'Olocausto e la sua appropriazione da parte di Israele, che pur di giustificare una occupazione coloniale, si autorappresenta come l'unico depositario possibile della salvezza e della memoria ebraiche, rischia di portare al paradosso di rinfocolare l'antisemitismo: l'episodio, avvenuto in Daghestan, della "caccia all'ebreo" attuata da antisemiti contro i passeggeri del volo proveniente da Tel Aviv, è una allarmante spia della barbarie che potrebbe riaccendere il comportamento israeliano.
D'altronde è proprio questo l'insegnamento che ci consegna la Jewish Voice for Peace, l'organizzazione statunitense che riunisce decine di migliaia di Ebrei antisionisti, protagonisti delle mobilitazioni di solidarietà al popolo palestinese negli USA: è lottando contro l'occupazione della Palestina da parte di Israele, per una soluzione plurinazionale, è alzando la propria voce contro il razzismo antiarabo e l'apartheid, che le figlie e i figli potranno onorare le loro madri e i loro padri, vittime dell'Olocausto.
Solo vincendo questa importante battaglia, solo liberando la Palestina, la stessa Israele e anche noi stessi dall'eredità del colonialismo e del razzismo europei, potremo finalmente dire "mai più".
Mai più.

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