di Eugenio Pierucci

PERUGIA – Già ieri ci aveva pensato la Corte d’Appello di Perugia proclamando eletto Walter Verini, ha gettare un bel po’ d’acqua per smorzare le speranze di Massimo Donadi di riacchiappare un seggio alla Camera dei Deputati, oggi si sono aggiunte altre due mazzate che hanno definitivamente steso l’imprudente ex capogruppo Idv, assai lesto ad abbandonare un vascello, quello pilotato da Di Pietro, che rischiava il naufragio, contando di rimanere almeno lui a galla.

Mal gliene incolse perché la scialuppa sulla quale si era frettolosamente arrampicato non era meno malandata ed è quindi finito malinconicamente a mollo e poi sott’acqua, nonostante avesse disperatamente cercato all’ultimo di aggrapparsi ad un salvagente che gli si è però sgonfiato fra le mani.

Il salvagente del ricorso in Cassazione, suggeritogli dal suo legale di fiducia, basato sul presupposto che il Ministero degli Interni avesse commesso, nella fase dello scrutinio, un grossolano errore di calcolo che – sosteneva Donadi - aveva favorito a livello nazionale cinque candidati di diverse liste, fra i quali, appunto Verini, a danno di altrettanti candidati, fra i quali c'era pure lui.

Una mossa che per alcune ore ha suscitato qualche comprensibile fibrillazione negli ambienti politici umbri, ma che si basava su presupposti rivelatisi alla prova dei fatti profondamente errati e a dirglielo è stato oggi lo stesso Viminale (la prima mazzata), al quale Donadi aveva fatto appello rivolgendosi al ministro in prima persona affinché provvedesse immediatamente alla rettifica.

"In relazione ad alcune contestazioni fatte al Ministero dell'Interno su presunti 'errori di calcolo' commessi nella diffusione dei risultati ufficiosi a conclusione dello scrutinio delle elezioni politiche – si legge in una nota -, si precisa che la Corte di Cassazione, competente per legge a proclamare il riparto ufficiale dei seggi della Camera dei Deputati, con il verbale n. 89 pubblicato oggi sul sitowww.cortedicassazione.it, è pervenuta alla medesima distribuzione dei seggi fatta dal Viminale".

"Non vi è stato, quindi – conclude la nota -, alcun’errore di calcolo’ da parte del Ministero dell'Interno che, la notte dello scrutinio, ha provveduto ad una immediata diffusione dei risultati provvisori secondo l'attuale sistema elettorale". 

Faceva poco dopo seguito (la seconda mazzata) una nota diramata questa volta dallo stesso movimento politico di cui Donadi era candidato, ancora più esplicita e dura nei suoi confronti. Vi si legge infatti: "La stucchevole polemica che in queste ore sta portando avanti un candidato del Centro Democratico nei confronti del ministero dell'Interno e della Cassazione non coinvolge assolutamente il movimento politico guidato da Bruno Tabacci, che si riconosce nel serio lavoro dei due organismi che, per la terza volta, si sono occupati di verificare l'assegnazione dei seggi come previsto dalla legge elettorale". "Questo atteggiamento non favorisce certamente un clima in cui dovrebbe prevalere il buon senso, l'accettazione del risultato delle urne e la fiducia nell'applicazione cristallina della legge. Ci troviamo invece davanti a polemiche sterili che, sulla base di presupposti che ormai è stato accertato essere errati, tentano di mettere in dubbio le verifiche e il lavoro delle istituzioni cui la legge affida il compito di certificare la regolarità e l'esito delle elezioni".

 

Ed ora? E’ sperabile che Donadi si rassegni alfine al suo triste destino di “trombato” e che, abbandonando quell’ “ansia da prestazione” che lo ha sin qui animato, come si dice da noi, “torni a farla nel vasino” e non più nelle toilettes di Montecitorio.

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