Roberta Lombardi, la grillina elogia la destra sociale
di Renato Casaioli
La deputata M5s difese il fascismo: «Il Ventennio non ci tolse i diritti». Da tempo cinguetta con CasaPound, da cui ultimamente ha preso deboli distanze. La neo deputata del Movimento 5 Stelle ha affermato: «Prima che degenerasse, il fascismo aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia». La neo deputata Lombardi è l’ennesima testimonianza di quale marmellata composita è formato il Movimento 5 Stelle. A Lei un consiglio: provi a studiare di più quel ventennio di storia patria. Quella frase sui Diritti che non avrebbe calpestato il regime sanguinario messo su da Mussolini, detta da una donna, è particolarmente inquietante. Il Fascismo, è bene precisare ancora una volta, in combutta con il potere clericale tolse i diritti a tutti, specialmente alle donne.
Il successo purtroppo del dittatorello sud americano (“parlo solo io, a me dovete obbedienza”), è dovuto al vuoto, al distacco di un’intera classe politica, dai problemi reali del Paese. Separazione imperdonabile, soprattutto per il PD. A guardar bene le sue radici, quella parte almeno che si riconosceva sotto la Falce, c’è da dire che con i movimenti non ha mai legato. Non li ha mai capiti, penso al ’68, al referendum sul divorzio. Così come non ha capito il movimento di protesta che da anni sta crescendo nel Paese, e che in Grillo ha trovato almeno per il momento, una sua espressività politica organizzata. Al Pd va rimproverata l’analisi che da anni va ripetendo come un mantra: da una parte la politica e l’Europa, dall’altra i populismi e gli antieuropeisti. Quanto di più sbagliato e l’esito elettorale l’ha dimostrato. Lo scontro è tra chi vuole seguitare sulla via fin qui seguita dell’economia finanziaria, delle speculazioni. Una strategia che ha costretto tutti all’austerità cancellando sempre più i diritti del mondo del lavoro (basti pensare alla riforma del lavoro, delle pensioni), così come quelli di cittadinanza. Lo scontro a mio avviso è tra un’economia liberista e un modello socialdemocratico. Tra questo modello di globalizzazione selvaggia così come si è praticata fino a d oggi, o il rilancio di una strategia di cooperazione internazionale. Si vadano a rileggere i discorsi di Berlinguer e di Olof Palme. Su queste grandi tematiche, da anni il dibattito politico, culturale nella sinistra è assente, in Italia così come in Europa. Questo sbandare sui valori e conseguentemente sui programmi, ha portato il Pd ad inseguire un voto che semplicemente non esiste: il voto moderato, il voto cattolico, il grande Centro. Bersani, il partito tutto, hanno ripetuto ossessivamente in campagna elettorale che Monti era una risorsa per il Paese. Affermazione che testimonia quanto il PD, non aveva capito il disastro che quel governo aveva fatto nel corpo sociale. Aveva le antenne staccate. Bersani deve dire che la riforma delle pensioni va riscritta, a partire dalla cancellazione di quelle da nababbi.
Che oltre i sessanta anni, non si può andare a lavorare nei cantieri edili, nelle fonderie, nelle corsie degli ospedali. La giusta lotta all’evasione fiscale, ha visto contrapporsi due schieramenti da un lato Berlusconi con il suo elogio ai furbi, agli abusivi, trasformandoli quasi in eroi. Dall’altra l’ipotesi di instaurare un regime di polizia fiscale: “anche la tazzina di caffè, deve essere tracciabile”. Un presupposto che ha fatto inorridire. In questa campagna elettorale si sono additati i commercianti e gli artigiani come i grandi evasori. Tutte in queste anni, la sinistra se le è inventate, per combattere l’evasione, peraltro senza riuscirvi, tranne avanzare la proposta che in tutti i Paesi occidentali è funzionante da sempre: quella di scaricare le fatture. Grillo ha solo dato voce a quanti non ne potevano più di questa Casta corrotta, strapagata, incapace. La candidata PD Cardinali a Tavernelle, in campagna elettorale, ha affermato: “Io tutte queste Caste non riesco a vederle”. Ora però al saltimbanco dalle mille contraddizioni che presto esploderanno, vorrei ricordagli che i cittadini l’hanno votato per governare. Il tempo delle urla, delle battute, degli strali lanciate dai palchi è finito. Ora dopo che si è partecipato alla gara e si è entrati nel Palazzo, bisogna misurarsi con i problemi del Paese. Bersani ne propone per l’immediato otto. Sono quasi tutti quelli che facevano parte del programma del Movimento. Un no pregiudiziale da parte del Movimento, sarebbe difficile da spiegare alla gente.




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