Molti dicono che la Shoa non è mai esistita, ma io mi chiedo, ormai da molti anni: dove sono finiti i bambini con cui giocavo da piccola? Che fine hanno fatto i tanti amici d'infanzia a cui volevo bene e con i quali sono cresciuta?

 

Queste le semplici ma terribili parole, contro ogni negazionismo, con le quali la signora Elena Servi ci ha accolti e che sono state come un pugno nello stomaco.
Lunedì 28 gennaio 2013, in occasione della giornata della memoria, le classi terze A, B e C e la classe seconda D dell'Istituto comprensivo di Sigillo, hanno avuto modo di visitare la Comunità "Piccola Gerusalemme" di Pitigliano. L'iniziativa aveva il patrocinio del circolo ACLI "Ora et Labora" di Fossato di Vico e rientrava nel ciclo di seminari sulla contemporaneità "EREDITA' DEL PRESENTE", finalizzata alla riflessione sul dialogo tra le religioni.
Accompagnatore d'eccezione è stato il prof. Marco Iacoviello, il quale, oltre a dare spiegazione ai ragazzi su vari aspetti dell'Ebraismo e sulla Shoa, ha anche illustrato la struttura del ghetto di Pitigliano, in parte scavato nel tufo (sfruttando grotte paleolitiche): un viaggio molto suggestivo a ritroso nel tempo, tra le stanze del bagno rituale, il forno delle azzime, il macello Kasher, la cantina, la lavanderia...
La signora Servi, "giovanissima" ottantatreenne, vittima delle discriminazioni razziali, ha coinvolto ragazzi e insegnanti in un toccante racconto delle vicende storiche, degli aspetti delle tradizioni ebraiche e dei luoghi di culto, come la sinagoga, restaurata nel 1995.
Un lungo viaggio dall'Appennino umbro-marchigiano alle colline grossetane in condizioni metereologiche pessime, ma che rimarrà impresso nelle menti e nei cuori per la ricchezza dei messaggi.
Primo tra tutti l'esempio di integrazione tra culture diverse, avvenuto nella storia di Pitigliano, città che ha saputo trasformare le diversità in una risorsa per tutto il territorio.
Numerossissimi sono stati, inoltre, gli esempi di solidarietà agli ebrei, che trovarono rifugio nelle campagne e poterono salvarsi e la signora li racconta con commossa partecipazione, mentre il silenzio cala sugli ascoltatori.
Le riflessioni che si potrebbero fare sono tante, ma ci piace concludere queste righe con il pensiero con cui la signora Servi ci ha salutati: "E' doveroso ricordare chi ci ha fatto del male, ma è sacrosanto non dimenticare chi ci ha recato del bene".
Un sentimento che va al di là dell'odio e che riesce ad innalzarsi sopra di esso, per ricordare alle giovani generazioni che, anche se il male esiste, il sentimento di solidarietà può e deve avere ancora la meglio.

Michela Martella, classe IIIC, Prof. Tiziana Fiorucci

 

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