PERUGIA - ''Nel solco della tradizione di questa terra, l'educazione alla pace, all'intercultura e ai diritti umani, ha occupato e continuera' ad occupare un posto di assoluto rilievo nell'agenda di governo della Regione Umbria''. Lo ha detto la vicepresidente della giunta regionale con delega all'immigrazione, Carla Casciari, a margine del convengo ''La religione emigrata'', che si e' svolto a Perugia nell'ambito del progetto ''Identita' e pluralita' nel dialogo interreligioso''.

L'iniziativa, finanziata dal Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi e dal ministero dell'Interno, e' sostenuta dalla Regione Umbria - spiega un suo comunicato - e realizzata da Aliseicoop e dal Dipartimento Uomo e Territorio dell'Universita' degli studi di Perugia, in collaborazione con alcune comunita' religiose, amministrazioni locali e organismi del territorio, con lo scopo di affrontare i problemi, gli interrogativi e le potenzialita' di un dialogo interreligioso che intenda costruire spazi di negoziazione ed interazione fra fedeli e comunita' religiose del territorio.

''Ogni individuo che apprende come confrontarsi con la diversita' di cui l'altro e' portatore - ha detto la vicepresidente - rappresenta un investimento prezioso in termini di qualita' per la societa' di domani. Le azioni previste dal progetto, puntano al dialogo tra uomini e comunita' di fedi diverse e ben si armonizzano con i principi della normativa regionale in materia di immigrazione''.

''L'Umbria - ha aggiunto Casciari - e' oggi una societa' multiculturale nella quale sono rappresentati diversi gruppi etnici e linguistici e dove si registra un considerevole aumento di confessioni religiose. Cio' comporta per le amministrazioni una sfida nel saper creare societa' inclusive e differenziate dal punto di vista culturale e in questo contesto cresce l'importanza dell'educazione interculturale e del dialogo, da affiancare alle azioni contro l'esclusione e la discriminazione economica e sociale''.

''La Regione Umbria - ha concluso la vicepresidente - riconosce nel proprio statuto il rispetto dei diritti umani genericamente intesi, fra i quali si annovera il diritto alla liberta' religiosa. Inoltre, sostiene la cultura dell'accoglienza e la coesione sociale, ed e' impegnata in azioni che mirano al raggiungimento di questi obiettivi promuovendo momenti di ascolto fra le comunita' presenti sul territorio. Questa conoscenza reciproca non puo' che passare anche dal confronto fra religioni che hanno per gli immigrati un forte valore aggregativo e rappresentano una componente identitaria fondamentale nel loro percorso di inclusione''.

 

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