barbaracicioni.jpg
di Isabella Rossi Nuova udienza del processo per l’omicidio di Barbara Cicioni. Sentiti questa mattina: un abitante di Compignano che ha subito un furto mentre si trovava in casa, i proprietari di un bar e un ristorante di Marsciano, il presidente della squadra di calcio, un ex compagno di squadra di Roberto e sua cugina Paola Spaccino insieme al marito, Gianluca Renzini. “Io e Barbara eravamo amiche”, esordisce così Paola Spaccino, di professione assistente in uno studio medico, chiamata questa mattina dalla difesa sul banco dei testimoni. E’stata lei a presentarle Roberto, lei insieme al marito Gianluca Renzini, che Barbara aveva scelto come testimone alle sue nozze. Non un compleanno senza che Paola fosse presente, e all’occorrenza si spostavano le date. E’ sorridente e spigliata Paola, quasi a compiacersi del ruolo importante che aveva nella vita della vittima. Delle liti “a parole” si ricorda, ma mai niente di fisico. Dovute spesso, riferisce, alle diete di Barbara che prevedevano “farmaci” prescritti dal dietologo. E non ci metteva tanto a strillare e “una volta in lavanderia a Roberto gli ha tirato un cestino.” Anche i dipendenti avrebbero voluto seguirlo quando si è trasferito a Deruta, confida Paola. Certo lui poteva qualche volta darle della sfaticata, trovando che la cena non era pronta. Lei era stanca per via delle diete. Ma una cosa ci tiene a mettere in chiaro la testimone di nozze di Barbara, la lavanderia di Marsciano non era solo di Barbara, i soldi erano di tutti e due. E le s’incrina per la prima volta la voce, nel corso del suo esame, ricordando che i media hanno preso l’abitudine di appellare suo cugino ex camionista. Come se l’imprenditrice fosse stata solo Barbara, insomma. E’ lei, infine, la donna delle rose. Su incarico dell’imputato le porta sulla tomba della povera Barbara: una rosa per Elena, due rosse per Nicolò e Filippo e una blu, per Roberto Spaccino. Le dichiarazioni della signora, rese agli avvocati della difesa nel giugno del 2007, insieme a quelle di poche altre persone, sono state utilizzate nella richiesta d’impugnazione della carcerazione di Roberto, fatta al Tribunale del Riesame nel luglio 2007. Non sapeva delle percosse, delle minacce ai bambini, dei night e dei rapporti extraconiugali di Roberto, la cugina. E domande a Roberto la sera dell’omicidio di Barbara, non ne fece. L’imbarazzo arriva quando il Pm, Antonella Duchini, le chiede conto di un colloquio in carcere, di cui si ha notizia tramite un’intercettazione ambientale del 17.07.2007. “Perché lei, insieme ad altri familiari, continuava a dire si sarà sentita male?” In quella data, infatti, si sapeva che Barbara era stata uccisa. “Non riesco a capire il perché di questa valutazione” ribadisce il Pm. La risposta di Paola è disarmante: “Io non stavo lì pensando che era un assassino, io sono andata a trovare mio cugino.” Nonostante le visite frequenti e i “18 anni di amicizia” né Paola, né suo marito, sentito dopo di lei, fecero mai domande o ricevettero confidenze, a parte pochissime circostanze, sulla vita intima della coppia. Gli argomenti spaziavano dai bambini al calcio, gli episodi più salienti li hanno saputi dai giornali. Oltre ai due coniugi questa mattina sono stati sentiti gli altri testi della difesa: i proprietari di un bar e di un ristorante di Marsciano insieme al presidente della squadra di calcio, che Spaccino sponsorizzava con lavaggi gratuiti delle magliette, ed un ex compagno di squadra. Per tutti loro la condotta dell’imputato è stata sempre impeccabile. Le prossime udienze il 14 e il 21 aprile. Condividi