A EXPO le chiacchiere che fanno farina
MILANO - Marino Marini, Fiduciario di Slow Food Alta Umbria, compone e presenta domenica 23 agosto a EXPO 2015 un documento filmato costruito attorno alle parole di Carlo Petrini in relazione all’importanza dei lavori tradizionali legati alla terra, evidenziando la grande sensibilità delle nuove generazioni verso i temi della sostenibilità.
Sul racconto dei trascorsi di un antico mulino medievale dell’Appennino umbro ancora in attività ( il Mulino dei Renzetti ), si incornicia la storia di Nino il nonno, di Ermanno il padre e di Stefano Piergentili il figlio, il quale, al biglietto di sola andata per Londra, ha preferito continuare il lavoro di mugnaio in totale osservanza dei valori del cibo buono, pulito e giusto propri del movimento di Slow Food. Una missione morale, oltre che professionale che ha consentito di non disperdere questa sapienza e testimoniare come sia ancora possibile avere spazio in qualsiasi mercato quando si produce la qualità del passato.
Ore 15.00 presso lo Slow Food Theatre a EXPO 2015 Milano
Grano, farro, frumento, orzo hanno rappresentato nei millenni la base dell'alimentazione dei popoli del Mediterraneo.
Gli etruschi, i latini e la stessa civiltà dell'antica Roma hanno basato sui cereali la propria economia dando vita ad uno specifico modello alimentare che dal punto di vista antropologico è stato l'oggetto e il simbolo che ha consentito all'uomo di separarsi dal vincolo stretto che aveva con la natura come cacciatore raccoglitore e dare forma, tramite l'agricoltura, alla crescita di civiltà in grado di proliferare .
Ma nel correre dei secoli alimentarsi di cereali ha comportato mettere in opera anche un'infinità di tecniche per selezionare le varietà delle sementi, per migliorare qualità e quantità dei raccolti e semplificare la trasformazione dei cereali in sfarinati. Si è passati dal frangere a mano i grani fra due pietre ai pistrinum mossi dagli animali o più spesso dagli schiavi.
Il salto epocale che ha consentito poi una più ampia diffusione delle farine anche agli strati meno abbienti della società antica è avvenuto nel primo medioevo con la costruzione dei mulini mossi dalla forza del vento o dell'acqua. Il mulino in brevissimo tempo è diventato ancora di più il luogo della sostanza e spesso anche della forma, stando al ruolo che per secoli ha rappresentato anche dal punto di vista sociale di luogo dell'incontro e della civiltà contadina. Generazioni ininterrotte di mugnai a catena, si sono avvicendati in questo mestiere fondamentale e nobile nonostante la sua, solo apparente, semplicità.
La storia che Marino Marini racconta con il video “Chiacchiere che fanno farina” condensa questi fatti. Cosa possibile grazie alla sensibilità di una famiglia dell'Appennino umbro che ha avuto la perseveranza e la forza di custodire il proprio mulino medievale e tenere duro contro i cambiamenti della modernità.
E' la storia di mugnai antichi e nuovi.
Storie che come dice Carlo Petrini, appartengono a quelle persone belle che non hanno dimenticato il valore dell'umiltà, della dignità del proprio lavoro e della sacralità del cibo.
Che senso ha far funzionare ancora un mulino medievale alimentato ad acqua nel terzo millennio?
A quale logica si appiglia l'idea di avere uno spazio nell'oceano dei mercati globali? Ma ancora, chi può ragionevolmente mettersi in gioco e sostenere il peso di un mestiere anacronistico come quello di un mugnaio di un mulino medievale di fronte all’efficienza dei mulini industriali e dei cereali provenienti da ogni latitudine?
Carlo Petrini già diversi anni fa aveva dato risposta a queste domande e la sua visione si è, di fatto, rivelata del tutto coerente con ciò che sta accadendo nel nostro Paese come anche in altre parti del mondo. La visione che ha generato Terra Madre e la sensibilità dei giovani verso questi temi che hanno dimostrato che esiste un'alternativa alla massificazione, un'alternativa all'utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura e un'alternativa ai sistemi di trasformazione industriale.
Quella stessa alternativa che oggi, grazie ai contadini e non certo alle multinazionali, sfama l'80 % dell'umanità e che dimostra ogni giorno che esiste un mondo possibile e che ci sono ragazzi che questo mondo possibile lo praticano e lo rispettano in totale equilibrio con le logiche e la tecnologia del terzo millennio.
Anche in questo spicchio di mondo ai piedi dell'Appennino umbro.

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