Antonio Sciotto

 

Per tutta la gior­nata è un pio­vere di comu­ni­cati, dalle prin­ci­pali cate­go­rie della Cgil e dai ter­ri­tori: i piani alti del sin­da­cato si strin­gono intorno a Susanna Camusso, chie­dendo a Mau­ri­zio Lan­dini di non spin­gersi troppo oltre con la sua coa­li­zione sociale, andando a occu­pare lo spa­zio della poli­tica. Ed è quello che ha chie­sto la stessa lea­der Cgil in un tesis­simo fac­cia a fac­cia con il numero uno delle tute blu, in mat­ti­nata, in Corso d’Italia: si chiede a Lan­dini di scri­vere una nota con­giunta in cui si defi­ni­sce la mani­fe­sta­zione del 28 a Piazza del Popolo come «sin­da­cale e non poli­tica». Ma quest’ultimo non ci sta a pie­garsi, e rilan­cia: «La Cgil si attivi con la Fiom, par­te­cipi alla coa­li­zione sociale».

Torna il «loop» del Congresso

Siamo tor­nati insomma in pieno loop da Con­gresso, per­ché alla fine la coa­li­zione sociale non è altro che lo svi­luppo di quella (già avan­zata da Lan­dini) richie­sta di «rin­no­va­mento del sin­da­cato»: solo che adesso è stata por­tata in un ter­reno piut­to­sto sco­no­sciuto e ine­dito, e que­sto spiazza e spa­venta tutti gli altri. D’altronde, la Cgil come è oggi, sep­pure impe­gnata in bat­ta­glie impor­tanti se prese sin­go­lar­mente, ha fal­lito su tutti i fronti: la pre­ca­rietà ha dila­gato, le pen­sioni e il wel­fare sono stati tagliati, il con­tratto nazio­nale è in crisi. E andare a chie­dere riforme al Pd, o alla “sini­stra Pd”, è ormai out, fuori tempo mas­simo. Quindi si pone comun­que, con la Fiom o no, un’esigenza di rin­no­va­mento. Lan­dini ci sta solo pro­vando, a modo suo.

Uniti con la Cisl?

Un altro tema impor­tante, posto dalla nota della segre­te­ria Cgil di lunedì sera, in cui si diceva che «sì, una coa­li­zione sociale è pos­si­bile, ma non per sosti­tuirsi alla poli­tica», è quello dell’unità con gli altri sin­da­cati. Susanna Camusso, dopo aver boc­ciato e sco­mu­ni­cato la linea Lan­dini, tor­nava a fare un appello all’unità sin­da­cale: «l’obiettivo è l’unità con Cisl e Uil», scri­veva. L’unità è impor­tante, e spes­sis­simo è pro­fi­cua. E se la nuova Uil a guida Bar­ba­gallo ha por­tato a uno scio­pero gene­rale sicu­ra­mente pro­gres­sivo, dall’altro lato la Cisl di Anna­ma­ria Fur­lan — del tutto legit­ti­ma­mente — è però com­ple­ta­mente ferma: per­ché evi­den­te­mente ha indi­vi­duato altri obiet­tivi rispetto a Cgil e Uil, e rispetto al Jobs Act le cri­ti­che sono minori, di tono ben diverso. Que­sta osses­siva richie­sta di «unità» non blocca anche la Cgil?

Comun­que Lan­dini, alla cri­tica mossa da Camusso, secondo cui «la pro­po­sta di coa­li­zione sociale implica in se stessa la nega­zione della pro­spet­tiva uni­ta­ria», ha rispo­sto con una lunga nota, seguita al fac­cia a fac­cia. «La coa­li­zione sociale pro­po­sta dalla Fiom Cgil — spiega la Fiom — non si con­fi­gura in alter­na­tiva a un pro­cesso di unità con Cisl e Uil (in ogni caso non certo facile, date le pro­fonde diver­genze in essere) né tanto meno in con­tra­sto alle forze poli­ti­che esi­stenti». E qui la pro­po­sta: «Pen­siamo che per­ciò sarebbe utile che la Cgil, insieme alla Fiom, si atti­vasse per costruire una tale coa­li­zione sociale a par­tire dall’interesse e dalla dispo­ni­bi­lità espressa da tutti i par­te­ci­panti a una prima discus­sione svi­lup­pa­tasi sabato 14 marzo».

La Fiom risponde anche alla richie­sta Cgil di «uscire da qual­siasi ambi­guità» (parole della stessa Camusso), e in qual­che modo — sep­pure non in forma di una nota con­giunta — tenta di fugare il sospetto che la coa­li­zione sociale voglia sosti­tuirsi alla poli­tica: «La Fiom Cgil è con­tra­ria a che qual­siasi strut­tura della nostra orga­niz­za­zione, tan­to­meno la con­fe­de­ra­zione, pro­muova for­ma­zioni poli­ti­che o sostenga que­sta o quella com­po­nente poli­tica o di par­tito», scrive la Fiom, ripe­tendo ancora che la Cgil era infor­mata da tempo: «Tale scelta della Fiom Cgil è avve­nuta dopo mesi di discus­sione e si è con­clusa con il voto dell’Assemblea nazio­nale a Cer­via a cui ha par­te­ci­pato ed è inter­ve­nuta la segre­te­ria nazio­nale Cgil, senza tra l’altro sol­le­vare alcuna obie­zione di merito né di metodo».

«Chiu­diamo in modo tra­spa­rente» 

Ma Camusso insi­ste, vuole che non si possa accu­sare la Cgil di diven­tare un sog­getto poli­tico: «Biso­gna can­cel­lare qual­siasi ambi­guità — ha detto — il sin­da­cato ha una sua sog­get­ti­vità poli­tica ma anche una sua for­tis­sima auto­no­mia e non può essere con­fuso con la costru­zione di movi­menti politici».

«Biso­gna chiu­dere la discus­sione in modo tra­spa­rente — con­clude Camusso — Dob­biamo lavo­rare sulla con­trat­ta­zione, abbiamo tanto da fare senza inven­tarci dell’altro», e ha riba­dito di aver fatto «una pro­po­sta pre­cisa: si dicano insieme le ragioni e la piat­ta­forma sin­da­cale della mani­fe­sta­zione del 28. Siamo in attesa di una rispo­sta di Lan­dini». Lan­dini, comun­que, riba­di­sce di «non avere nes­sun inte­resse per­so­nale», che farà «il sin­da­ca­li­sta per altri 3 anni» e che non sta «costruendo nes­sun par­tito». E quanto all’accusa di volersi “pren­dere la Cgil” al Con­gresso del 2018, con­clude: «Non sono un ragazzo ambi­zioso, ho comin­ciato come appren­di­sta e sono sem­pre stato a dispo­si­zione del sin­da­cato. Farò quello che il sin­da­cato mi dirà di fare».

Ma lo scon­tro den­tro la Cgil sem­bra sol­tanto all’inizio: ieri sono usciti, in appog­gio alla linea della segre­te­ria con­fe­de­rale, Flai e Fp, Filc­tem, la Cgil Lazio, men­tre il giorno prima erano usciti la Fil­lea e la Cgil della Lom­bar­dia. Per Carla Can­tone, dello Spi, «più che coa­li­zione ci vuole coe­sione sociale». Intanto l’area «Demo­cra­zia e Lavoro» ha ade­rito alla mani­fe­sta­zione del 28.

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