Il 'Decreto Madia', attualmente in corso di esame in Commissione Affari Costituzionali del Senato, prospetta una drastica limitazione della gestione pubblica dell’acqua e dei servizi essenziali, sia richiamando alla presunta necessità di garantire il principio di concorrenza nei servizi pubblici di interesse economico generale (compresa l'acqua e i servizi essenziali), sia introducendo un principio di “premialità per gli enti locali che ricorrono alle procedure ad evidenza pubblica e favoriscono l'aggregazione degli ambiti gestionali secondo criteri di economicità ed efficienza”.
E' chiaro che queste norme, se approvate nell'attuale versione, delegano il Governo a rilanciare le privatizzazioni, acqua compresa: vengono infatti penalizzati gli affidamenti diretti, cioè la possibilità di gestione pubblica dell'acqua e dei servizi essenziali.

Rientra così dalla finestra, in spregio alla volontà popolare e in virtù del meccanismo delle premialità, la norma abrogata da 27 milioni di elettori col referendum del 12 e il 13 giugno del 2011. Se poi si tiene conto del combinato disposto del Decreto Madia, dello Sblocca Italia e della Legge di Stabilità, l'obiettivo appare evidente; si vuole aprire la strada ad aggregazioni e fusioni che consentiranno alle quattro più grandi multiutilities italiane - A2A, Iren, Hera e Acea - già collocate in Borsa, di realizzare una gigantesca concentrazione di risorse e di potere, inglobando tutte le società locali di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici.

Questo disegno non deve passare: è in corso una battaglia parlamentare (numerosi emendamenti, a firma di diversi Senatori tra cui quelli di Sinistra ecologia libertà, sono volti ad assicurare la gestione pubblica dell'acqua e dei servizi essenziali), il Forum italiano dei movimenti per l'acqua ha preso posizione e dichiarazioni dello stesso tenore sono state rilasciate da alcune associazioni dei consumatori come Adusbef e Federconsumatori.

La minaccia riguarda anche l'Umbria: l' Ambito Territoriale Integrato n.2 infatti ha correttamente affidato la gestione del servizio idrico integrato alla società interamente pubblica Vus S.p.a per 30 anni a decorrere dal 2001, ed ora rischierebbe di essere penalizato e sospinto nella direzione opposta, in barba anche agli impegni assunti con gli elettori ancora nel 2014.

Alla luce di queste considerazioni, Sinistra ecologia libertà fa appello a tutti i soggetti interessati (Associazioni ambientaliste, comitati spontanei, partiti politici, organizzazioni sindacali, Consigli e Amministrazioni comunali dell'ATI n.2), a cogliere l'occasione del 22 marzo ('Giornata Mondiale dell'Acqua' proclamata dalle Nazioni Unite) per promuovere iniziative di protesta e pressione sul Parlamento volte a:

• riaffermare il carattere di 'bene comune' delle risorse idriche e il pieno diritto dei cittadini a mantenerne il controllo
• rivedere le norme contenute all'art. 14 e art.15 del decreto Madia, al fne di rispettare la volontà popolare espressa nel referendum del Giugno 2011
• esplicitare nel testo del decreto legge la centralità e la tutela della gestione pubblica del servizio idrico integrato e degli altri servizi essenziali
• prevedere in futuri provvedimenti le risorse necessarie affinché i Comuni possano in forma singola e associata far fronte agli investimenti infrastrutturali e tecnologici necessari alla tutela dell'acqua, all'ammodernamento delle reti e all'erogazione del servizio a tutti i cittadini.
Chiediamo infine che i parlamentari umbri si rendano disponibili ad incontri pubblici con i cittadini e le Amministrazioni locali, per ascoltarne le ragioni ed assumere impegni conseguenti.

Sinistra Ecologia Libertà

Fausto Gentili coordinatore regionale Umbria
Federica Porfidi coordinatrice Federazione di Terni
Giuliano Granocchia coordinatore della Federazione di Perugia
 

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