Dopo giorni molti intensi di votazioni, con tempi contingentati e proteste spesso concitate di una parte dell’opposizione, in Senato alle 9.30 iniziano le dichiarazioni di voto per la votazione finale sul disegno di legge di riforma costituzionale promosso dal governo. Il testo nel suo complesso dovrebbe essere approvato senza particolari problemi e sarà in seguito trasmesso alla Camera, che inizierà l’analisi della legge per proporre nuove modifiche ed emendamenti. Trattandosi di una modifica che riguarda la Costituzione, il disegno di legge sarà poi trasmesso nuovamente al Senato e in seguito alla Camera per la sua seconda lettura.

Nonostante contrattempi, tentativi di ostruzionismo e grandi polemiche soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Ecologia e Libertà, il governo sta quindi superando il primo grande ostacolo per portare avanti la revisione della parte della Costituzione che regola – tra le altre cose – il funzionamento del Parlamento: il disegno di legge prevede che Camera e Senato smettano sostanzialmente di fare le stesse cose (il cosiddetto “bicameralismo perfetto”), con quest’ultimo che non sarà più elettivo e che comprenderà circa un terzo dell’attuale numero di senatori, scelti e inviati dalle Regioni, che non riceveranno indennità.

Negli ultimi giorni di discussione sono state approvate alcune modifiche e integrazioni al disegno di legge, come l’inserimento in Costituzione del referendum propositivo, l’abbassamento del numero di firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare, l’introduzione di un limite massimo agli stipendi dei consiglieri regionali. Sono state stabilite nuove incompatibilità tra la carica per i nuovi senatori e gli incarichi in ambito amministrativo da loro già assunti, ed è stata confermata l’assenza di vincolo di mandato anche per i membri del nuovo Senato, mantenendo l’articolo 67 della Costituzione secondo cui i parlamentari eletti sono liberi di esercitare le loro funzioni senza essere obbligati a votare come dice il partito con cui sono stati eletti (qui una spiegazione più estesa).

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha spiegato in più occasioni che la legge di riforma costituzionale una volta votata in modo definitivo dal Parlamento sarà comunque sottoposta a un referendum tra i cittadini, in modo dal renderla il più condivisa possibile.

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