di Roberto Ciccarelli

I mer­cati sono piume al vento. La loro alea­to­rietà è stata defi­nita un "sen­ti­mento". Ieri quello di Piazza Affari a Milano si è incu­pito dopo che il pre­si­dente della Bce Mario Dra­ghi ha messo il suo carico da novanta sugli equi­li­bri peri­co­lanti del governo Renzi. Dopo di che c’è stato uno scos­sone. Giu­sto nel finale di seduta la borsa ha perso l’orientamento lasciando sul ter­reno un meno 1,94 per cento. In rosso anche tutti gli altri listini del vec­chio con­ti­nente. L’umore della finanza ita­liana è diven­tato pes­simo dopo la regi­stra­zione dell’Istat sulla reces­sione (-0,3% nel primo seme­stre 2014) e l’ uno-due di Dra­ghi di ieri all’incapacità del governo Renzi di "fare riforme" e "tagliare le tasse". Con­si­de­rato il momento dif­fi­cile dell’esecutivo,potrebbe essere una mossa da Ko, ma Renzi l’ha presa spor­ti­va­mente: "Giu­sto dob­biamo rimet­tere in ordine l’Italia".

Sulla plan­cia di comando di Dra­ghi ci sono le pro­spet­tive nega­tive di cre­scita in Europa tur­bate dalla guerra delle san­zioni tra Rus­sia e Unione Euro­pea. Quest’ultima è una con­si­de­ra­zione di scuola per­ché lo stesso gover­na­tore ha ammesso che la geo­po­li­tica ha un ruolo «dif­fi­cile da valu­tare» sulla macro-economia. Più imme­dia­ta­mente spen­di­bili per i poke­ri­sti dei listini sono state altre parole: "Gli indi­ca­tori con­fer­mano che la ripresa nell’area dell’euro resta mode­rata ma diso­mo­gena" ha detto Dra­ghi. Una frase che ha vola­ti­liz­zato per un giorno i capi­tali sui cieli euro­pei. Il "sen­ti­mento" vorace del nuovo capi­ta­li­smo pre­tende dalla Bce velo­cità nell’erogare i soldi pro­messi con le inie­zioni di liqui­dità (Tltro) fina­liz­zate ai pre­stiti alle aziende (diven­te­ranno ope­ra­tive da set­tem­bre). E poi occor­rerà tempo per capirne gli effetti.

Troppo mac­chi­noso per i mer­cati che cer­cano la droga mone­ta­ria che Dra­ghi distilla con troppa len­tezza. Poi c’è lo sce­na­rio defla­zio­ni­stico che turba le riu­nioni del con­si­glio Bce. "Se dovesse cam­biare lo sce­na­rio di medio e lungo ter­mine dell’Eurozona — ha detto Dra­ghi — potremmo usare misure non con­ven­zio­nali incluso il quan­ti­ta­tive easing, l’acquisto su larga scala di titoli". Per il momento i tassi restano allo 0,15%.

E poi c’è il capi­tolo Renzi. A dif­fe­renza dell’Europa, dove Dra­ghi sostiene che il mer­cato del lavoro stia miglio­rando senza sof­fer­marsi troppo sulla qua­lità o la durata di que­sto lavoro, anche nel nostro paese la "disoc­cu­pa­zione resta alta". La sua teo­ria è que­sta: più "riforme strut­tu­rali" ci sono, più in fretta «aumen­terà l’occupazione". In Ita­lia, invece, que­ste riforme man­cano e per que­sto l’occupazione non cre­sce. In fondo è quello che dice lo stesso Renzi che però non sem­bra avere inteso l’ordine delle prio­rità indi­cato da Dra­ghi. Per lui viene prima la riforma del Senato e della legge elet­to­rale, e poi la pre­ca­riz­za­zione del lavoro e misure a favore delle imprese. In entrambi i casi sono esclusi inve­sti­menti pubblici.

Renzi ha fatto tra­pe­lare di avere apprez­zato la tesi delll’importanza stra­te­gica delle riforme. Dun­que ha preso la mossa di Dra­ghi come un’esortazione a recu­pe­rare il "defi­cit" di riforme in mate­ria fiscale (insuf­fi­ciente il bonus Irpef da 80 euro al quale non è stata ancora tro­vata una coper­tura certa). Con­tro que­sto rischio di inter­pre­ta­zioni Dra­ghi è stato chiaro: chiede anche all’Italia di "cedere sovra­nità" su que­ste riforme sul modello di "quello fatto a livello di bilan­cio", il "Fiscal Com­pact". Si parla della riforma della giu­sti­zia civile, quella della buro­cra­zia che impe­di­sce di "fare impresa" impo­nendo "8–9 mesi" per otte­nere un per­messo. Le "riforme strut­tu­rali sui mer­cati dei pro­dotti". Cri­ti­cata la carenza di "inve­sti­menti pri­vati" e la debo­lezza della "domanda interna". Dra­ghi ha poi assi­cu­rato che pas­serà le vacanze in Ita­lia. "Ma non par­te­ci­però alla ripresa del paese". Su que­sto non ci sono dubbi.

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