di Davide Conti

In Ger­ma­nia fin dagli anni cin­quanta Karl­sruhe è cono­sciuta come «la Città del Diritto» in quanto ospita le sedi della Corte Costi­tu­zio­nale Fede­rale e della Corte di Giu­sti­zia Fede­rale. E per que­sta cit­ta­dina di 300.000 abi­tanti del land Baden-Wuttemberg sem­brano incro­ciarsi, a settant’anni dalla fine della seconda guerra mon­diale, il pas­sato e il pre­sente dell’Europa sia nella sua memo­ria sto­rica di con­ti­nente lace­rato dal con­flitto con­tro il nazi­fa­sci­smo sia nella sua pro­spet­tiva di unità poli­tica futura.

A feb­braio 2014 la Corte Costi­tu­zio­nale Fede­rale aveva rin­viato alla Corte Euro­pea il giu­di­zio sulla legit­ti­mità dell’Outright Mone­tary Tran­sac­tion (Omt) il piano d’intervento straor­di­na­rio di acqui­sto di titoli di Stato di paesi in dif­fi­coltà che il gover­na­tore della Bce Mario Dra­ghi, osteg­giato dal «fal­chi» della Bun­de­sbank con a capo Jens Weid­mann, aveva pro­spet­tato nel 2012 in piena crisi dell’eurozona. Una scelta che affon­dando le mani nel pre­sente ha per­messo di con­te­nere la «tem­pe­sta per­fetta», man­te­nere in piedi la moneta unica e offrire, in ultima istanza, ancora una pos­si­bi­lità al futuro pro­getto di unità politico-economica con­ti­nen­tale.

Ieri la Corte di Giu­sti­zia Fede­rale le mani le ha affon­date nel pas­sato pros­simo dell’Europa, quello dell’occupazione nazi­sta e delle stragi di civili, ed ha annul­lato la deci­sione della pro­cura gene­rale di Stoc­carda che nel mag­gio 2013 aveva dispo­sto l’archiviazione del pro­ce­di­mento per la strage nazi­sta di Sant’Anna di Staz­zema del 12 ago­sto 1944 che pro­vocò 560 morti.

Il pro­cesso in Ger­ma­nia si ria­prirà ad Amburgo dove sono stati tra­smessi gli atti a causa della pre­senza in quella città di uno degli impu­tati, Ghe­rard Som­mer, men­tre in Ita­lia la vicenda giu­di­zia­ria si era con­clusa nel 2005 con la con­danna defi­ni­tiva di dieci mem­bri delle Schu­tzstaf­feln (SS) tedesche.

La sto­ria molto prima delle sen­tenze dei tri­bu­nali si era pre­mu­rata di scri­vere pagine fon­da­men­tali su quelle vicende, sulla loro natura e sulla loro ere­dità col­let­tiva e memo­riale non­ché sui motivi, pre­va­len­te­mente legati alla «ragion di Stato» e agli equi­li­bri geo­po­li­tici della Guerra Fredda, dei man­cati pro­cessi ai cri­mi­nali di guerra tede­schi e ita­liani. Ora a fianco ad una sfera giu­ri­dica a cui rimane comun­que il com­pito dovuto di con­se­gnare una sen­tenza, altra cosa sarebbe stata la giu­sti­zia da per­se­guire nell’immediato dopo­guerra con altri effetti poli­tici, è la let­tura che un fatto del genere pro­ietta nel pre­sente ad inter­ro­gare i contemporanei.

E così nel suo con­ti­nuo ondeg­giare tra pas­sato e pre­sente la Ger­ma­nia sem­bra di nuovo dive­nire spec­chio della con­di­zione di un con­ti­nente inve­stito dalla crisi eco­no­mica e da una com­plessa tran­si­zione carat­te­riz­zata dalle ten­denze a un rigido assetto mone­ta­ri­sta e dalla rie­mer­sione di feno­meni xeno­fobi e di estrema destra ali­men­tati pro­prio poli­tica dell’austerità. Un’Europa però legata nello stesso tempo alla neces­sità irri­nun­cia­bile di deter­mi­nare una coe­sione poli­tica basata su una rico­stru­zione uni­ta­ria, non neces­sa­ria­mente con­di­visa, della sua storia.

Così, rifug­gendo dalla ten­ta­zione di uti­liz­zare come una clava il debito della Ger­ma­nia con la sto­ria, recente è la pole­mica sui risar­ci­menti di guerra riven­di­cati dalla Gre­cia durante la som­mi­ni­stra­zione della «cura eco­no­mica» della Troika ad Atene, allo stesso tempo la decli­na­zione del pre­sente dovrebbe indi­care alla Ger­ma­nia una linea di ride­fi­ni­zione del pro­prio ruolo sce­vro dagli spet­tri del pas­sato impe­riale del Reich.

In que­sto senso un tratto unico e uni­ta­rio della sto­ria del con­ti­nente, in grado cioè di segnarne un pro­filo iden­ti­ta­rio rico­no­sciuto e rico­no­sci­bile è rap­pre­sen­tato dall’antifascismo e dalla guerra con­tro la Ger­ma­nia hitle­riana e l’Italia di Mus­so­lini. Un’istanza di carat­tere inter­na­zio­nale che dive­nuta movi­mento reale per­corse tra­sver­sal­mente tutte le società euro­pee sosti­tuendo il para­digma nazio­na­li­sta e della fedeltà fidei­stica alla patria, fosse anche quella nazi­sta, con quello valo­riale che poneva i diritti delle per­sone e dei popoli al di sopra del pri­mato dell’identità nazio­nale. Ogni par­ti­giano, anti­fa­sci­sta o anti­na­zi­sta euro­peo si batté con­tro la pro­pria patria non per deter­mi­narne la morte, come in tempi di revi­sio­ni­smo pre­po­tente si prova a dire oggi, ma per rifon­darla su nuovi valori. Pro­prio nel ferro e nel fuoco di quella grande e dram­ma­tica sto­ria nac­que nel con­fino fasci­sta di Ven­to­tene l’idea stessa dell’Europa unita

La «Città del Diritto» non resti­tui­sce solo un pro­cesso da fare e non relega la sua atten­zione alla sfera pri­vata dei parenti delle vittime. La deci­sione di ria­prire il pro­ce­di­mento ad Amburgo offre, di nuovo, l’occasione di fare i conti con la sto­ria, di ria­prire gli armadi della ver­go­gna per guar­darci den­tro, cono­scere da dove veniamo e capire dove si vuole andare. In que­sto modo, uti­liz­zando l’eredità del pas­sato come leva dell’azione del pre­sente e non come reto­rica cele­bra­tiva è pos­si­bile ren­dere giu­sti­zia ai morti di Sant’Anna di Staz­zema e delle tante altre stragi nazi­fa­sci­ste per­pe­trate in Ita­lia e nel resto Europa.

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