Perugia – Da questione nazionale ad affare locale
di Darko Strelnikov
PERUGIA - Per le regionali c'è tempo. Adesso bisogna sistemare le Province e soprattutto quella in bilico; Perugia. I pasticci del Governo hanno consegnato al Pd umbro qualche giorno in più per riflettere. La scadenza elettorale non è più il 28 di settembre ma il 12 di dicembre e potrebbe addirittura slittare al primo gennaio. La causa è semplice e riguarda le enormi difficoltà a comporre la normativa sulle competenze delle nuove province. L'impianto generale del famoso decreto Del Rio è fatto male (qualcuno dice “coi piedi”) e, informa Radio Scarpa romana, che ogni volta che si prova ad assegnare le materie, si entra in rotta di collisione con qualche conflitto di competenza con Regioni e Comuni.
In giro si dice che la politica degli annunci, quando si trasforma in fatti concreti, va a sbattere con l'incompetenza. Robe della capitale, torniamo in Provincia. In vista di ottobre il PD umbro ha timidamente iniziato le prime esplorazioni. Da queste consultazioni sta emergendo una consapevolezza. Andare ad uno scontro tra territori, significherebbe consegnare anche la Provincia a Romizi o al destro di turno. Per questa ragione, essendo ormai stata ufficializzata la candidatura del Sindaco di Foligno Nando Mismetti, la linea potrebbe essere quella di convergere unitariamente su di lui per evitare qualsiasi problema.
“La proposta – dicono in Piazza della Repubblica – è di tutto rispetto e segue il criterio base, quello che l'incarico spetta al primo cittadino del comune più grande in capo alla maggioranza”. Di più; Mismetti è considerato oggi l'amministratore più “bravo e più esperto che, in questo territorio, possono mettere in campo i democratici”. Insomma l'ipotesi di ieri sta diventando, piano piano, la linea dell'oggi e l'unica certezza per il domani. Infatti, oltre allo scontato consenso della valle umbra sud, il Sindaco di Foligno può contare sull'appoggio del Sottosegretario Agli Interni Giampiero Bocci, di Renziani della prima ora come l'attuale Presidente della Provincia Marco Vinicio Guasticchi, sulla non ostilità della Governatrice Catiuscia Marini, degli organismi dirigenti regionali e provinciali e di molti degli amministratori della corrente dei “diversamente renziani” che fa capo al Presidente del partito Matteo Orfini. Gli unici ostacoli verrebbero “dall'enclave” del Trasimeno che avrebbe intenzione di presentare, in accordo con Corciano, una propria candidatura. Il nome naturale che ricorre è quello di Sergio Batino. Anche questa non è una candidatura fuori luogo.
Batino è l'esponente del Pd che ha più esperienza in materia di enti intermedi di secondo livello essendo stato Presidente della più grande Comunità Montana dell'Umbria, quella appunto dei Monti del Trasimeno. Non si tratta di un’indiscrezione , ma di un preciso disegno politico. La proposta, con l'eccezione dei rappresentanti di Città della Pieve, ha fatto il pieno di consensi, nel corso di un incontro tra i sindaci del lago, svoltosi alla festa dell'Unità di Castiglione. Le Comunità Montane sono state soppresse e le Unioni Speciali dei Comuni sono in “in sospensione” e di là da venire.
Il Trasimeno non ci sta ad essere un territorio diviso in comuni senza il controllo diretto di un'entità di area vasta e punta quindi al bersaglio più grosso. E' la storia di questa realtà passata dal Comprensorio, all'Unione dei Comuni, al tentativo di diventare Circondario, alla Comunità Montana e, infine, ancora all'Unione dei Comuni. Ma l'obiettivo di allargarsi fino a controllare l'ente Provincia è di difficile realizzazione. Perchè, al momento, ha pochi alleati sulla sua strada e soprattutto perchè deve sopportare anche un pesante “fuoco amico” da parte di alcuni “conterranei”. Gli eletti nelle liste non ufficiali di centrosinistra, a cominciare da quella di Duca e delle due coalizioni che si sono confrontate a Città della Pieve, difficilmente aiuterebbero Sergio Batino, sindaco di Castiglion del Lago, a diventare Presidente. E con appena il 52 % dei voti ponderati questo rappresenterebbe un rischio da non sottovalutare.
Da qui l'allineamento progressivo su Mismetti che, oltre alle cose ricordate, ha anche il vantaggio di essere la proposta che divide di meno. Questo non vuol dire che il Pd abbandonerà l'idea di un assetto della Provincia che possa rappresentare un contrappeso rispetto, alla sua quasi completa esclusione dalla zona centrale e nevralgica di questo territorio (Oltre a Perugia sono infatti in mano alla destra anche i Comuni di Bastia Umbra, Assisi, Torgiano e Deruta). Nelle “segrete” stanze del partito di maggioranza relativa si starebbe pensando, oltre che puntare sulla scadenza delle elezioni regionali, anche di utilizzare le possibilità, in materia di incarichi, date dal Decreto Del Rio. Un Vicepresidente direttamente espresso dal partito del capoluogo e Consiglieri delegati (ne possono essere indicati tre) incaricati di seguire materie delegate sulla base delle vocazioni territoriali. Insomma gli elementi per accontentare tutti ci potrebbero anche stare per potere passare, in maniera tranquilla, alla pratica Regione. Però, se questa partita non è semplice, quella delle regionali è sicuramente più delicata. Dicevo prima che un pezzo di riequilibro a favore del capoluogo potrebbe venire composto in occasione delle prossime consultazioni regionali.
Facile a dirsi e quasi impossibile a farsi! Ammesso e non concesso, che il Centrosinistra si confermi alla guida di Palazzo Donini, il Pd dovrà fare i conti con la nuova legge elettorale e soprattutto con la diminuzione dei Consiglieri (20 invece che 30). La vittoria darebbe diritto a 12 posti. Lo scenario è diverso a seconda che si opti per il collegio unico o per il doppio collegio (Perugia e Terni). Nel primo caso gli sbarramenti sarebbero nell'ordine del 3% o poco più. Le forze della sinistra potrebbero quindi, con un'unica lista, riuscire ad eleggere un proprio rappresentante, così come i socialisti.
Al Pd resterebbero 10 scranni. 3 o 4 di questi saranno sicuramente occupati da candidati che si presenteranno nel ternano e nell'orvietano. Rimangono sei poltrone disponibili. In quei sei ci debbono entrare tutti i territori della Provincia di Perugia e, in mancanza del listino, è difficile ipotizzare più di due rappresentanti per l'intero perugino. Anche perchè i pretendenti sono molti (Cernicchi, Anna Rita Fioroni, Leonelli, Guasticchi, Lorena Pesaresi e c'è chi dice anche Stramaccioni, oltre ad altri che ancora stanno nell'ombra) e il rischio di dispersione dei voti è altissimo. Disperdere significa favorire le zone che si orientano a candidati unici. Ma di tutto questo non sembra esserci una adeguata consapevolezza nel corpo “che conta” del partito, che ormai fa riferimento quasi esclusivamente all'area geografica di appartenenza. E le conseguenze sul piano politico e culturale sono immense.
La perdita di Perugia è percepita come la perdita di un qualsiasi grande comune. E in una strutturazione fatta per compartimenti territoriali stagni, il problema è di “quelli del posto”, non dell'intera classe dirigente regionale. Si ripercorre cioè l'errore fatale che ha portato il Centrosinistra alla sconfitta nella principale città dell'Umbria. Senza un collant unificante, senza un progetto, le speranze di rivincita sono affidate alla speranza che gli altri facciano male e si facciano del male. Ma se, come è capitato a Bastia Umbra, Montefalco, Sigillo gli esponenti della concorrenza se la cavano, allora si fa dura e tocca aspettare altri 5 anni. Ma 10 anni senza potere per questo Pd valgono come una condanna a morte




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