Commedia macabra Strindberg per Ronconi ha aperto il Festival di Spoleto
(di Paolo Petroni) (ANSA) - SPOLETO e' diventata la 'Danza macabra' di August Strindberg nell'allestimento firmato da Luca Ronconi che ha aperto Spoleto, con protagonisti Adriana Asti, suo marito e direttore del Festival Giorgio Ferrara e Giovanni Crippa.
Un Ronconi sorprendente, certo, e che si vede quanto si sia divertito a stravolgere tutto e dargli questa impronta noir, con una scena tutta nera di Marco Rossi che richiama subito alla mente la casa degli Addams, grazie anche ai costumi di Maurizio Galante e ai volti bianchi, cerei dei personaggi. Il tutto comesi ci trovasse su una nave in tempesta, coi mobili che scivolano da una parte all'altra del palcoscenico, e in piu' con tocchi vampireschi, visto che i tre protagonisti finiscono ogni tanto letteralmente per mordersi sul collo, come cercando metaforicamente di trarre linfa vitale uno infierendo sull'altro. C'e' la coppia di lui e lei, di Edgar e Alice, che stanno per festeggiare le nozze d'argento, e il loro amico Kurt, quello che li fece incontrare e sposare, tornato a trovarli dopo anni.
I due, che da soli hanno ancora qualche tenerezza uno verso l'altro, davanti al terzo uomo tirano fuori tutta la loro perfidia, denunciano 25 anni di vita squallida e esprimono tutto l'odio e l'insopportabilita' accumulati nell'inferno strindberghiano del loro matrimonio e una certa cupa drammaticita' naturalistica e' come scompaginata da una forza simbolica e visionaria, tanto che pare assistere a un gioco delle parti, una danza macabra molto teatrale (del resto lei era un'attrice) che attraverso sogni, svenimenti, illusioni e ricordi dovrebbe far affiorare tutta la loro infelicita', vanita' e dolore esistenziale.
Il lavoro di Ronconi pero' ricorda, sempre qui a Spoleto molti anni fa, il vano tentativo di Walter Pagliaro di dare una lettura drammatica a un vaudeville, presentandolo come una vera tragedia di tradimenti famigliare e di coppia. Qui accade l'opposto, il dramma di Strindberg viene proposto come una commedia, i personaggi sono, specie Edgar, pupazzi comici prigionieri dei propri sogni o incubi che siano, e quando si
arriva al culmine vampiresco dovrebbe esplodere la risata, avvenire il ribaltamento, ma questo non riesce, il testo non sostiene l'azione, il pubblico rimane freddo mentre tutto perde inevitabilmente senso, o perlomeno una qualche profondita'.
Certo, come sempre in Ronconi, lo spettacolo non manca e gli interpreti, applauditi dal pubblico, sono ben caratterizzati con una Asti che ha momenti intensi e lancinanti, un Crippa vero, credibile colpevole e vittima assieme, e un Ferrara che piu' degli altri buffoneggia e fa una sorta di caricatura del suo povero capitano.




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