PERUGIA - Al termine dei lavori del III congresso regionale della Flc Cgil dell'Umbria, categoria che organizza lavoratrici e lavoratori di scuola, università, formazione e ricerca, il nuovo direttivo regionale (composto da 28 membri) ha eletto nel ruolo di segretario generale della categoria Domenico Maida.

 

Maida, entrato in Cgil come Rsu dell'Itc Capitini di Perugia ha poi ricoperto il ruolo di segretario generale provinciale della Flc Cgil di Perugia e successivamente di segretario regionale. Subentra ad Amedeo Zupi, arrivato al termine del secondo mandato da segretario generale, lasciando una categoria – come riconosciuto dalle delegate e dai delegati al congresso - cresciuta per iscritti, peso politico, influenza e autorevolezza.

 

“Crisi del welfare e crisi della conoscenza sono due facce della stessa medaglia – ha detto Zupi nella sua relazione di apertura – l'attacco al diritto allo studio, alla qualità dell'istruzione, la ridefinizione in senso negativo della missione del sistema formativo sono funzionali all'affermazione di un modello economico e sociale che è invece anch'esso palesemente in crisi”. Tra le criticità principali indicate dal segretario uscente ci sono quella dei carichi di lavoro “enormemente aumentati e ormai fortemente connessi all'abbassamento della qualità della formazione”, quella dell'emergenza salariale per la quale “oggi un dipendente della scuola che lavora non si sostiene con tranquillità”, e poi il tema delle progressioni di carriera (“chi anima per anni la propria scuola non deve avere nessun riconoscimento che non siano i magri emolumenti del Fis?”) e della dirigenza (sottoposta agli attacchi “brunettiani” come in tutti i settori pubblici).  L'altro capitolo fondamentale è l'Università, in “crisi gravissima”, una crisi che si può combattere solo “rimettendo al centro gli studenti e i loro diritti”. “E attenzione – ha avvertito Zupi - il rischio di un pesante ridimensionamento del ruolo dell'Università è un problema che riguarda tutta l'Umbria”.

 

Sull'Afam (Alta Formazione Artistica e Musicale), pesa l'involuzione dell'Accademia di Belle Arti di Perugia (precarizzazione e perdita di professionalità, estemporaneità dei fondi, etc.). Qui, la statalizzazione è, secondo la Flc Cgil, il mezzo per recuperare credibilità. Per quanto riguarda invece il Briccialdi di Terni, c'è un “problema nazionale”, ha detto ancora Zupi, che ha poi avvertito sul rischio di una “crisi dell'alta formazione in Umbria”, dovuta all'assenza delle Istituzioni e di un vero dibattito nella società. Il rischio, è quello di produrre “danni irreversibili”, proprio mentre Perugia si propone come capitale europea della Cultura.

 

Come agire a fronte di questo quadro? La proposta della Flc Cgil è quella di costruire una vera e propria piattaforma su alcuni punti fondamentali: costruire un sistema integrato dell'offerta culturale attraverso leggi nazionali e regionali; puntare sulle sinergie per un “prodotto Umbria cultura”; promuovere un terreno che favorisce la crescita dell'offerta culturale.

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