TERNI - Nella Provincia di Terni continua la discesa, infatti, nel corso del 2013 hanno cessato l’attività 2594 imprese concentrate in larga misura nei settori portanti della nostra economia (agricoltura, commercio, costruzioni e attività manifatturiere). La cassa integrazione a fronte di questa vertiginosa moria di imprese ha cambiato natura rispetto a quando è cominciata la crisi, nell’anno passato per la prima volta sulle quasi 3 milioni di ore solo il 32% riguardano la deroga (nel 2012 era il 61%) e contestualmente aumenta del 16% l’utilizzo dell’ordinaria.

 

Punte di ulteriore preoccupazione sono rappresentate dai casi emblematici di Sangemini e SGL Carbon, dove le ristrutturazioni aziendali mettono in serio pericolo l’occupazione nel primo caso e l’intera attività produttiva nel secondo. La crisi oltre che economica, oggi diventa sociale, gli oltre 31.000 iscritti nei centri per l’impiego ci danno la misura di questa emergenza, sempre più lavoratori si trovano senza lavoro e senza reddito e che per esempio chiedono il congelamento delle rate del mutuo. Non può più essere ignorato che la metà dei disoccupati nelle Provincia ternana è rappresentata da over 40.

 

Nel 2014 bisogna spezzare questa terribile spirale per cui i giovani non hanno lavoro -quel poco che c’è totalmente precario- e gli altri, per lo più specializzati, che vengono espulsi dai cicli produttivi. La CGIL di Terni ha fatto, da ormai molto tempo, una serie di proposte per attivare strumenti straordinari che possano concretizzare investimenti e buona occupazione in tutto il territorio, come già successo per Porto Marghera e Piombino.

 

Il tempo della melina è finito, non è possibile perdere altro tempo. Siamo fiduciosi che le forze sociali e politiche si rendano protagoniste di questa inversione di tendenza e vediamo come un primo passo importante l’inserimento nel Documento Annuale di Programmazione della Regione Umbria la richiesta per Terni di area di crisi complessa. Continua a stupirci l’ostracismo di alcuni soggetti che considerano il riconoscimento dell’area di crisi complessa sarebbe tardiva e oggi fuori tempo massimo.

 

Vorremo capire le motivazioni di tali affermazioni e soprattutto quali sono concretamente le alternative, vista l’assenza nel paese di serie politiche industriali e con amministrazioni locali incapaci di trovare le necessarie risorse attraverso strumenti ordinari. A Tutto ciò si aggiunge una classe imprenditoriale, che nel nostro territorio, è malata di nanismo e caratterizzata da assenza di proposte.

 

Alessandro Rampiconi

Segreteria Provinciale CGIL di Terni

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