Poste Italiane: dall'Umbria un forte no alla privatizzazione
Nelle assemblee congressuali che sta svolgendo la SLC CGIL (sindacato lavoratori comunicazioni), emerge un no netto alle privatizzazione delle poste italiane proposta dal governo nazionale e rilanciata dallo stesso Presidente del Consiglio Enrico Letta in un’intervista televisiva. Nell’assemblea dei lavoratori di Perugia,svoltasi questa mattina, è emersa una forte preoccupazione e contrarietà ad una logica di privatizzazione, finalizzata a “fare cassa”, che non è assolutamente condivisibile.
Poste Italiane devono mantenere le loro caratteristiche di servizio pubblico, evitando sia la privatizzazione senza prospettive, sia la logica dello spacchettamento. Su questo e sull’obiettivo di qualificazione di questa importante azienda, SLC CGIL chiede un confronto vero contrastando la logica dei fatti compiuti. Da sottolinerare che in Umbria, nonostante i tagli già effettuati, Poste Italiane costituisce una delle più grandi aziende, con oltre 2300 addetti e una presenza ramificata nel territorio rappresentata dai 370 uffici dislocati anche nelle più piccole realtà, oltre ai 10 centri di recapito e un centro di logistica. Spesso PT è l’unica realtà presente in molte frazioni e località dell’Umbria. Per il sindacato dei lavoratori delle comunicazioni questa presenza e questa articolazione costituiscono un valore importante che va preservato e non indebolito.
Per questo, nella vertenza umbria, predisposta da Cgil, la difesa e la valorizzazione dell’azienda PT, le sue caratteristiche pubbliche, il suo patrimonio occupazionale fatto di migliaia di lavoratrici e lavoratori, costituiscono un elemento fondamentale che va giustamente salvaguardato.




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