(di Fausto Gasparroni)    (ANSA) - ASSISI  - Nella citta' del "poverello d'Assisi", il santo da cui ha preso il nome, papa Francesco lancia un forte messaggio perche' la Chiesa "si spogli della mondanita'", un vero "cancro" che "uccide". Lo dice in un luogo altamente simbolico, la Sala della Spoliazione, nel Vescovado, primo Papa ad entrare nel luogo dove il giovane Francesco d'Assisi si spoglio' dei suoi beni per abbracciare "Madonna
poverta'".

 

E incontrando li' i poveri assistiti dalla Caritas, tra cui tanti stranieri, il Pontefice punta il dito contro lo "spirito del mondo", alla base anche di  tragedie come quella di ieri a Lampedusa, per la quale "oggi e' un giorno di pianto".
 

Una giornata intensissima quella di Bergoglio sui luoghi francescani, nella quale - alla presenza dei presidenti del Consiglio Enrico Letta e del Senato Pietro Grasso - ha invocato che l'Italia eviti divisioni e che lavori per il "bene comune".
 

La prima tappa, sempre salutato lungo le vie e nelle piazze da bagni di folla (cinquantamila persone alla messa nella piazza della basilica), e' stata la visita all'Istituto Serafico che ospita bambini disabili. "Noi siamo fra le piaghe di Gesu': queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate, di essere riconosciute", ha detto "a braccio". E nel discorso ufficiale ha richiamato le istituzioni a non abbandonare le famiglie: "Mettere al centro dell'attenzione sociale e politica le persone piu' svantaggiate! A volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro".
 

Poi, incontrando i poveri nella Sala della Spoliazione, ha denunciato la "mondanita' spirituale" che "uccide l'anima, le persone, la Chiesa". In un discorso, anche qui "a braccio", dai toni molto duri, Bergoglio  ha chiesto al Signore che "dia a tutti noi nella Chiesa il coraggio di spogliarci dello spirito del mondo che e' la lebbra, il cancro della societa', il nemico di Gesu'".

 

La Chiesa, secondo Bergoglio, "non puo' convivere con lo spirito del mondo, la mondanita' che ci porta alla vanita', alla prepotenza, all'orgoglio. E questo e' un idolo, non e' Dio, e l'idolatria e' il peccato piu' forte". "E' proprio ridicolo - ha detto ancora il Pontefice - che un cristiano, un cristiano vero, che un prete, una suora, un vescovo, un cardinale, un Papa, vogliano andare sulla strada di questa mondanita' che e' un atteggiamento omicida". Senza "spoliazione", tra l'altro, ha avvertito il Papa, si diventa "cristiani da pasticceria".
 

E di fronte a questo "mondo selvaggio, che non da' lavoro, che non aiuta, a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame", "non importa - ha detto - di tanta gente che deve fuggire dalla schiavitu', dalla fame e fuggire cercando la liberta'", "con quanto dolore tante volte vediamo che trovano la morte come e' successo ieri a Lampedusa. Ma oggi e' un giorno di pianto".
 

Dopo la preghiera sulla tomba di San Francesco, la messa nella piazza della basilica e' stata l'occasione per un nuovo appello di pace e per la difesa del creato. Il Papa ha invocato che "cessino i conflitti armati che insanguinano la terra", che "tacciano le armi", e si ascolti il "grido" di chi soffre e
muore per il terrorismo e le guerre, specie in Siria, in Terra Santa, "tanto amata da san Francesco", e in tutto il Medio Oriente.

 

Nel giorno della festa del patrono d'Italia, inoltre, Bergoglio ha pregato "per la Nazione italiana, perche' ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a cio' che unisce piu' che a cio' che divide". Con un'ulteriore sottolineatura, riferita alla presenza di Enrico Letta, con cui prima e dopo la messa ha avuto due brevi colloqui: "Auguri a tutti gli italiani, alla persona del capo del governo, qui presente".
 

Gli altri momenti della giornata sono stati il pranzo con i poveri alla mensa della Caritas, la tappa all'Eremo delle Carceri, l'incontro con il clero nella cattedrale di San Rufino, quello con le suore di clausura nel monastero di Santa Chiara, quindi quello con i giovani dell'Umbria davanti alla basilica di Santa Maria degli Angeli (all'interno della quale ha pregato nella Porziuncola).

 

Ai giovani Bergoglio ha raccomandato di rifuggire la "cultura del provvisorio" e di "non avere paura di scelte definitive come il matrimonio", anche se la societa' "privilegia i diritti individuali piuttosto che la famiglia, le relazioni che durano finche' non sorgono difficolta'": e lo dimostrano "certi programmi televisivi".

 

Ha ricordato che il celibato sacerdotale "non e' un 'no', e' un 'si''", come "risposta al 'si'' totale di Cristo verso di noi, e questo 'si'' rende fecondi". Infine li ha salutati ripetendo una frase gia' detta in Brasile dinanzi alla presidente Dilma Rousseff, ma che resta scolpita nel marmo: "non ho ne' oro, ne' argento da darvi, ma qualcosa di molto piu' prezioso, il Vangelo di Gesu'".
 

E  proprio in nome di Francesco, l'ultimo richiamo lo ha rivolto a se stesso: "Se io non riesco ad essere servitore del Vangelo - ha scandito il Papa col nome del santo di Assisi - la mia vita non vale niente!".

 

 

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