FIRENZE - "L'unico modo in cui il nostro dolore e la nostra sofferenza possano appena iniziare ad essere alleviati, e' di ottenere una piu' chiara comprensione dei tragici eventi del 1 novembre 2007". E' un passaggio della lettera inviata all'avvocato Francesco Maresca da Stephanie Kercher, sorella di Meredith, dove spiega i motivi, legati alla salute dei genitori, che non hanno permesso alla sua famiglia di prendere parte al processo a Firenze per la morte della studentessa inglese uccisa a Perugia la notte fra il primo e il 2 novembre del 2007

 

"Questi sono stati i sei anni piu' difficili della nostra vita - prosegue la lettera - e vogliamo poter trovare una conclusione e ricordare Meredith per la
ragazza veramente meravigliosa che era, piuttosto che ricordare l'orrore che e' associato a lei. Siamo fiduciosi che le prove verranno riesaminate e che vengano concesse tutte le ulteriori richieste di prove - si legge - cosicche' tutte le domande senza risposta vengano chiarite e che la corte possa decidere sulle prossime azioni in questo tragico caso. Abbiamo bisogno di sapere - si conclude il testo - che cosa accadde, e Meredith si merita per lo meno la dignita' della verita'".

 

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