di Stefano Vinti*

PERUGIA - Da case popolari  a case sperimentali è un interessante viaggio in un secolo di architettura dell’edilizia residenziale pubblica nella provincia di Perugia, pubblicato da EFFE Fabrizio Fabbri editore (Perugia, 2012), a cura di Paolo Belardi, ingegnere e professore associato, docente di Rilievo dell’architettura presso la facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia, e Valeria Menchetelli, ingegnere e dottore di ricerca, docente a contratto di Laboratorio di disegno dell’architettura presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Il volume, che  raccoglie un consistente lavoro di ricerca da parte di docenti e ricercatori universitari, mette in risalto come, anche in Umbria, l’edilizia residenziale pubblica abbia giocato un ruolo decisivo nello sviluppo post-bellico delle città. 

Ad un interessante quadro d’insieme nazionale, che traccia il profilo dell’edilizia residenziale pubblica da più punti di vista, da quello storico a quello economico fino a quello tecnico-costruttivo, lungo tutto il secolo scorso, fa seguito il profilo storico dell’architettura umbra del novecento e da qui la presentazione di una serie di casi-studio.
Vengono presentati i complessi perugini di viale Faina, via Birago, Piaggia e via dei Filosofi, via Campo di Marte, via Cimarosa, via Chiusi. Quelli di Foligno: viale Mezzetti, Santa Maria in Campis e piazza Piermarini. Per Assisi i complessi residenziali di viale Matteotti e piazza I Maggio. Per Città di Castello via Dante Alighieri e via Sant’Amanzio. E ancora Gubbio, con il complesso residenziale di via Gramsci, Bastia Umbra con via XXV aprile e Corciano con il complesso “Il Rigo”.
In appendice troviamo tre scritti di grande interesse. Il primo di Antonella Pesola su “Le targhe ceramiche IMA-CASA a Perugia, Città di Castello e Gubbio; il secondo dell’Ing. Luca Federici incentrato su “le sperimentazioni in corso di Ater Umbria” ed infine le considerazioni di Bruno Mario Broccolo sul concorso bandito dalla Regione dell’Umbria per il complesso residenziale sostenibile a Lacugnano di Perugia.
Ne emerge un quadro tutt’altro che piatto e grigio, come è invece l’immagine che spesso si ha delle “case popolari”. Nel volume emerge chiaramente, al contrario, di quale significativa portata è stato l’apporto che l’edilizia residenziale pubblica ha garantito per quasi un secolo, in Umbria,  allo sviluppo del suo territorio.
D’altra parte la qualità dei progettisti di molti degli interventi non lascia adito a dubbi. Spesse volte si tratta di progettisti di fama nazionale, come nel caso di Giovanni Astengo o Mario Coppa a Perugia, tanto per citarne due.
A partire da questa tradizione ultrasecolare l’Umbria del XXI secolo apre a nuove soluzioni. Dopo gli ultimi decenni del ‘900, in cui la sperimentazione ha subito sicuramente una fase di arresto, si cerca oggi di  riportare la questione abitativa al centro del dibattito disciplinare. Intanto recupero, sostenibilità ambientale e risparmio energetico, hanno cominciato ad accompagnare le politiche della casa della Regione dell’Umbria. La “qualità dell’abitare” ed il “diritto alla casa” diventano, cioè, elementi inscindibili delle azioni volte a garantire non solo un tetto ma una dimora di qualità anche a fasce di popolazione meno abbiente.
In ciò, quindi, la qualità architettonica è andata di pari passo con l’efficienza energetica del manufatto, la sostenibilità ambientale e la capacità di essere inclusivo dal punto di vista sociale. Il ché ha portato, nelle nostre città, ad uno standard invidiabile. Si tratta ora di non perdere le posizioni acquisite, anzi vanno confermate e, se possibile, migliorate. Cosa non facile se considera il prosciugamento delle risorse da parte del governo centrale.
La Regione dell’Umbria, in direzione completamente opposta alle politiche nazionali, ha finora mantenuto il suo impegno, riassumibile, in termini quantitativi, guardando lo stato di attuazione dei programmi operativi di edilizia residenziale pubblica 2004-2010, in  2.328 alloggi, per un investimento pubblico complessivo pari a circa 128 milioni di euro. Di questi alloggi,  1.636 sono già stati assegnati agli aventi diritto e gli altri 692 saranno pronti nel breve periodo per essere inseriti nel mercato della locazione o della vendita.
In Umbria ci sono circa 8.000 alloggi, per un valore di quasi un miliardo di euro, assegnati ad un canone medio di 112 euro di affitto mensile. Ma non è sufficiente poiché si registra una domanda crescente, dovuta anche agli sfratti, circa 1200 ogni anno, di cui il 95% dovuti a morosità.
Ma la politica della casa non è fatta di soli numeri. Le risorse messe in campo dal piano triennale 2008-2010, pari  73.840.000 euro, hanno permesso interventi sperimentali di bioarchitettura, residenze per anziani, residenze per universitari, interventi nei centri storici per la locazione a canone sociale, nonché il sostegno al fondo regionale per l’affitto. A ulteriore testimonianza dell’impegno umbro per la qualità anche ambientale, tutti gli edifici realizzati nell’ambito di questo piano, hanno ottenuto la certificazione di sostenibilità  rilasciata dall’Arpa Umbria.
Altro importante tassello dell’impegno su questo fronte è l’attenzione all’adeguamento degli strumenti normativi.  La Giunta Regionale ha aperto, infatti, un iter di revisione della legge 23//2003. Si tratta della legge regionale che regola il settore dell’edilizia residenziale pubblica, che richiede un adeguamento ai cambiamenti intervenuti dal momento della promulgazione ad oggi.  Si è quindi avviato un percorso al fine di ridefinire gli obiettivi, le regole, gli strumenti di programmazione, nonché il ruolo dei soggetti interessati così come le caratteristiche dei beneficiari.

Tra le ultime iniziative, in ordine cronologico, il 24 luglio u.s. la Giunta regionale ha approvato la graduatoria parziale degli ammessi al contributo a favore di giovani coppie per l’acquisto della prima casa previsto dalla legge regionale 23 del 2003.
104 domande presentate, 41 ammesse, 16  necessitano ulteriori controlli e 47 escluse. Il Bonus Casa per giovani coppie è una risposta concreta ai bisogni alloggiativi più volte manifestati da una categoria ben definita, quella dei giovani che hanno da poco costituito un nucleo familiare, e che, per realizzare pienamente il loro percorso di vita, hanno bisogno di rendersi autonomi sotto il profilo dell’abitazione.

Crisi economica, ma anche e soprattutto, scelte non condivisibili dell’attuale Governo, non ultima quella dell’istituzione di una tassa ingiusta ed iniqua, quale può essere considerata l’Imu, caricano di incertezza il panorama del prossimo futuro. Nonostante ciò l’impegno della Regione non verrà meno. Garantire il diritto all’abitare, nei modi e nelle forme appropriate, rimane una priorità, convinti che l’accesso all’abitazione sia presupposto fondamentale per il benessere di una comunità.

*Assessore alle Politiche della Casa
 

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