TERNI - Emissione di fatture false ed estorsione sono le accuse mosse dalla guardia di finanza di Terni a Gianni Rossi imprenditore di 55 anni denunciato a piede libero, al quale sono state sequestrate preventivamente circa 600 mila euro di partecipazioni societarie. Quest'ultimo provvedimento e' stato disposto dal gip Maurizio Santoloci su richiesta del sostituto procuratore Elisabetta Massini.

L'uomo era gia' stato coinvolto l'estate scorsa nell'indagine per istigazione al suicidio del commercialista ternano Gianluca Boninsegni, nell'ambito della quale ha patteggiato una condanna a due anni e otto mesi di reclusione. E' proprio da quella indagine - condotta dalla squadra mobile - che hanno preso poi il via gli accertamenti della finanza.

Secondo le fiamme gialle Rossi, che operava come rappresentante di caffe' e altre merci utilizzate per l'attivita' di ristorazione e bar ed era socio di almeno una decina di aziende del settore, minacciava i clienti che si trovavano in difficolta' economiche di non consentire loro piu' dilazioni di pagamenti delle merci oppure di azionare immediatamente la riscossione di cambiali o ancora di richiedere la restituzione di prestiti concessi o non fornire piu' i prodotti. In cambio l'uomo - sempre secondo la ricostruzione della gdf - estorceva denaro e utilita' con diversi meccanismi. In un caso, ad esempio, Rossi - secondo l'accusa - avrebbe costretto una delle vittime a costituire una nuova societa' in cui e' poi subentrato come socio per impossessarsi di tutti gli incassi realizzati e diventare titolare di tutta la societa' senza corrispondere nulla agli altri soci.

In una decina di casi avrebbe costretto anche i titolari delle attivita' in difficolta' a emettere fatture false - per un importo complessivo accertato di oltre 700 mila in tre anni - beneficiandone fiscalmente su altre societa' a lui riconducibili. Alcuni dei documenti ritenuti falsi venivano emessi anche dallo stesso imprenditore, che secondo gli investigatori si faceva consegnare la contabilita' delle societa'. I finanzieri hanno accertato inoltre che Rossi, avendo la maggioranza delle quote di una societa', minacciava di cedere a terzi l'attivita' di bar la cui gestione era in capo agli altri soci.

Questi ultimi, in difficolta' economica, per evitare di perdere l'unica fonte di reddito erano costretti - sempre in base alla ricostruzione accusatoria - a corrispondergli delle somme in nero, a gestire l'attivita' del bar senza percepire la quota di utili e a non vedersi riconoscere le quote previdenziali, con un profitto per l'indagato di oltre 50 mila euro. All'uomo la finanza ha sequestrato denaro depositato sui conti bancari per circa 260 mila euro e titoli, obbligazioni e azioni per 340 mila euro, oltre a partecipazioni societarie di una srl.

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