PERUGIA - Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa a firma dei Rappresentanti degli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia (Sinistra Studentesca-Lettere e Filosofia, Sinistra Universitaria-Udu) e gli Studenti del Corso di Laurea di Lingue e della Facoltà.

"Il corso di Laurea in Lingue della nostra Facoltà, come si può facilmente verificare leggendo il manifesto degli studi di quest’anno, ha subito un taglio incredibile all’offerta formativa e, a questo proposito, ci sentiamo in dovere di informare tutta la cittadinanza poiché tagliare un corso che contava un numero elevatissimo di matricole (il corso più numeroso di Lettere) significa arrecare un danno economico, oltre che culturale, consistente alla città tutta.
Il Nucleo di Valutazione del nostro Ateneo ha costretto il Corso di Laurea in Lingue a modificare la sua consueta programmazione didattica. La programmazione da sempre offerta agli studenti consisteva in un percorso di studio quinquennale, fondato sulla libera scelta di tre lingue e letterature straniere, che venivano selezionate fra sette possibili (inglese, francese, tedesca, spagnola, portoghese, russa e cinese) a seconda delle inclinazioni culturali del singolo studente e delle sue aspettative di lavoro. La programmazione imposta dall’Ateneo ha invece annullato questa libertà di scelta, imponendo agli studenti due percorsi rigidamente definiti: Inglese-Tedesco-Francese e Inglese-Spagnolo-Portoghese (in questo modo rendendo ad esempio impossibile un percorso romanzo come Francese- Spagnolo-Portoghese, e addirittura cancellando Russo e Cinese). Questo stravolgimento dell’offerta formativa è basato su un errore: il NVA ha infatti interpretato l’abbinamento delle due lingue principali come un curriculum, e visto che l’Ateneo tende a limitare la proliferazione dei curricula (che richiedono un numero elevato di risorse), ha di conseguenza eliminato la libertà di scelta negli abbinamenti delle due lingue. Ma si tratta appunto di un errore, che ha ridotto fortemente la capacità attrattiva del Corso di Laurea, provocando un inevitabile crollo delle iscrizioni e una serie di ricadute negative sul prestigio dello stesso Ateneo, oltre che della Facoltà, unica in Italia a presentare un’offerta così mutilata.
Ci chiediamo il perché di tanta ottusità, di così poca lungimiranza, di così palese disinteresse per un corso di studi rinomato come il nostro che viene così mortificato e devastato.
Tale decisione la si può addurre a varie cause (probabili?): la mala fede nei confronti delle Facoltà umanistiche che vengono minate e tartassate ogni qualvolta sia possibile, un’incredibile rigidità mentale nell’interpretazione della legge.
Abbiamo scritto anche al Ministero che con chiarezza ha risposto che “vista la particolarità del Corso di Lingue, si lasciava spazio per valutazioni elastiche dei curricula”, niente è valso a far ricredere il nostro grottescamente integerrimo Nucleo di Valutazione.
Come studenti ci sentiamo, oltre che danneggiati, offesi e bistrattati: ci sembra ormai chiara la volontà di cacciarci dall’Ateneo, forse perché considerati di serie B rispetto a quelli di Facoltà scientifiche.
Oltre a provocare una drastica riduzione del numero delle matricole, che già quest’anno sono diminuite di due terzi rispetto all’anno scorso e diminuiranno ancora di più nei prossimi anni, la decisione presa dall’Ateneo penalizza fortemente gli studenti del triennio, che si sono iscritti quando l’offerta formativa prevedeva un corso di Laurea Magistrale con gli abbinamenti liberi. Noi ci troviamo quindi costretti a cambiare città, cosa che è straziante a livello umano e dispendiosa per le nostre famiglie che con molti sacrifici ci permettono di studiare.
Perché così poca attenzione?
Perché così poca umanità nel valutare anche le nostre esigenze personali e familiari?
Perché questa ridicola rigidità alla “norma” nonostante il parere del Ministero?
Perché questa discriminazione nei confronti del nostro corso di studi?
Attendiamo risposta, anche se ci aspettiamo le solite scuse da quattro soldi e le solite velleità di circostanza".
 

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