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di Alessandro Bongarzone ROMA – In attesa della Cassazione, che entro fine mese dovrebbe decidere sulla competenza dei giudici perugini, l’inchiesta sul “G8” e sulla cosiddetta “Cricca” va avanti anche se, nel caso l’Alta Corte si esprimesse per la non competenza, l'indagine svolta finora dai pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi potrebbe finire in un vicolo cieco. I giudici inquirenti, comunque, stringono i tempi, addentrandosi in una serie di filoni che scaturiscono direttamente dall’analisi dei della “seconda lista”, questa volta di “solo” 100 nomi presa sul computer del commercialista Stefano Gazzani, sodale dell’imprenditore Diego Anemone, indagato per riciclaggio. Una lista di nomi eccellenti indicati accanto ad una serie di lavori che, come la precedente di 400 (sequestrata il 14 ottobre del 2008 dalla Guardia di Finanza di Roma negli uffici della società di Diego Anemone), però, non indica importi e che rischia di portare a una ricerca impossibile o a un lavoro infruttuoso sul piano investigativo. Il nome che, per ora, ha fatto più rumore è stato quello del presidente del Consiglio di Stato, Pasquale de Lise, ma sui presunti sospetti, segnalati dalla Banca d'Italia, per un versamento di 250 mila euro sul suo conto, rispetto ai quali l'alto magistrato si è affrettato a smentire tutto con dovizia di particolari e precisazioni. “Quei 250 mila euro sul mio conto? - ha dichiarato il 73 enne magistrato già presidente del TAR Lazio - Li ho incassati dal professor Franco Gaetano Scoca che ha acquistato per la figlia Maria Chiara un mio immobile a Orbetello, in località Giannella” la magnifica lingua di sabbia e dune che unisce per chilometri la laguna di Orbetello e il promontorio dell'Argentario alla rocca di Talamone. “Avevo costruito quella casa agli inizi degli anni '70 - spiega al telefono di un cronista di Repubblica il magistrato - e l'ho venduta lo scorso anno quando ho deciso di acquistarne una nuova”. Il prezzo, sia pure considerando il pregio della zona, è di tutto rispetto. “Un milione e 67 mila euro pagato senza accendere mutui”. Il cronista riferisce, ancora, le parole del magistrato che ricorda come “Alla Giannella, io e la famiglia Scoca eravamo vicini di ville. Seppi dal custode del comprensorio che a Maria Chiara (la figlia avvocata, appunto, del professore ordinario a “La Sapienza", tra i più illustri amministrativisti d'Italia) piaceva la casa e io gliel'ho venduta volentieri. Il milione di euro – racconta ancora De Lise - è stato pagato in parte da lei, circa 600 mila euro, e il resto, a titolo di donazione, dal padre, come risulta dall'atto di compravendita del notaio Vassalli. Il famoso assegno di 250 mila euro fa parte di quella liberalità”. Un assegno di cui il presidente del Consiglio di Stato conserva accuratamente la matrice. Tutto chiaro, insomma. Per De Lise la vicenda non ha misteri né, figuriamoci, risvolti poco “etici” nonostante qualcuno possa ritenere che ragioni di opportunità avrebbero dovuto consigliargli di non vendere quella casa a un avvocato (componente di uno studio importante - con clienti quali Alitalia, Generali, Telecom - e dalle importanti relazioni politiche) dei cui ricorsi od opposizioni è stato chiamato ed è chiamato a decidere. “Adesso non esageriamo – dice, infatti, il magistrato al collega di Repubblica - Non vedo il problema. Vogliamo sostenere che un magistrato o un avvocato devono subire una diminutio dei loro diritti solo per il mestiere che fanno? Io ho venduto ad un avvocato e ho comprato da un ingegnere. E allora? E poi, guardi, nella giustizia amministrativa c'è grande familiarità tra giudici e avvocati. Da sempre. Anche io, quando cominciai come magistrato amministrativo ne rimasi sorpreso, ma con il tempo ho compreso che questa è una risorsa”. Tornando al nuovo “listino", intanto, c’è da segnalare che compare di nuovo il cognome “Berlusconi”. Il fratello del premier, Paolo, era già emerso dalle intercettazioni del Ros, poiché le sue aziende parteciparono al G8 della Maddalena, ma non è indagato. Ieri, comunque, per sicurezza, è sceso in campo il legale del presidente del Consiglio, Niccolò Ghedini: “Come già documentalmente comprovato per la precedente lista, si tratta di alcuni modesti lavori di manutenzione eseguiti dalla ditta Anemone, una delle società più apprezzate nel settore edile”. L’avvocato-deputato, inoltre, ha anche ricordato che: “In questa lista non vi è altro se non la riproposizione dei lavori che nella prima erano indicati con la dicitura Palazzo Grazioli. Tali lavori - ha spiegato - erano stati ordinati da Forza Italia quale adeguamento di alcuni locali utilizzati a Palazzo Grazioli dal partito. Il prezzo dei lavori è stato regolarmente fatturato e regolarmente pagato”. Anche qui, tutto chiaro. Fatto sta che, fino al pronunciamento della Cassazione, per i magistrati di Perugia, che hanno fatto sapere come per ora non ci siano nuovi nomi da iscrivere nel registro degli indagati, di lavoro ce n’è da vendere soprattutto perché, la scoperta di questa nuova lista potrebbe evidenziare la possibile esistenza di nuovi documenti contabili o, addirittura, la presenza di una vera e propria contabilità parallela. Comunque, in attesa dei riscontri e degli sviluppi delle indagini, riproponiamo, in forma di scheda tutti (o quasi) i filoni aperti nell'inchiesta sulla "cricca": Gli appalti per la scuola dei marescialli di Firenze È l'inchiesta che vede l'ex presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici Angelo Balducci, Claudio Fusi e altri indagati per concorso in corruzione nella vicenda degli appalti per la scuola dei marescialli carabinieri di Firenze. La competenza dell'indagine è passata alla procura di Roma Le commesse per le opere relative ai grandi eventi L'inchiesta ruota attorno alla presunta corruzione di Balducci e di altri manager pubblici da parte del costruttore romano Diego Anemone. Balducci e gli altri funzionari avrebbero ricevuto varie utilità per favorire illecitamente Anemone in una serie di appalti per opere relative a tre grandi eventi. Toro e l'inchiesta per rivelazione di segreto d'ufficio Uno dei filoni dell'inchiesta sugli appalti per i grandi eventi riguarda l'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, indagato insieme al figlio per rivelazione di segreto d'ufficio. Toro è indagato dalla procura di Perugia e si è dimesso dall'ordine giudiziario. Presunti illeciti nella costruzione della sede Sisde L'appalto per i lavori nella caserma Zignani, una sede in piazza Zama a Roma del Sisde (oggi Aise), gonfiato per pagare la ristrutturazione della casa del ministro Scajola di fronte al Colosseo: la procura di Perugia che indaga sulla "cricca" degli appalti ha aggiunto un nuovo tassello Casa a Roma con vista Colosseo per la figlia di Scajola Nell'ambito dell'inchiesta sui grandi appalti, un filone autonomo riguarda l'acquisto di una casa della figlia dell'ex ministro Claudio Scajola fatta con fondi riconducibili al costruttore Diego Anemone. Coinvolto nell'indagine aperta dalla procura di Perugia, il ministro si è dimesso. Arrivederci alle prossime puntate. Da dazebao.org Condividi