teatro pavone.jpg
Riceviamo e pubblichiamo: "La CineGatti s.a.s. ritiene doverose alcune precisazioni in merito a notizie apparse sulla stampa locale negli ultimi tempi e soprattutto a quelle odierne. In particolare, rispetto alla disdetta dal contratto relativo alla gestione del cinema teatro Pavone (più precisamente si tratta di un contratto d’affitto di ramo d’azienda, quello prettamente cinematografico, con l’esclusione netta di poter collaborare con soggetti terzi, fossero anche istituzioni culturali), va chiarito che le mutate condizioni del mercato non ci permettono più di sostenere gli alti costi di gestione, imposti dall’Accademia del Pavone. La presenza di due multiplex alle porte della città costringe noi piccoli e tradizionali esercenti del centro storico a fare i conti con un netto calo di presenze, nonostante l’articolazione di una programmazione variegata che cerca di venire incontro ai diversi gusti delle fasce di pubblico, con un’offerta culturale a 360°. Merita inoltre rilevare che il nostro palinsesto al Pavone è continuamente spezzettato da manifestazioni gestite direttamente dalla proprietà (come peraltro previsto dal contratto), il che ci impedisce una regolare e continuativa programmazione. Tale programmazione “a singhiozzo”, d’altra parte, ci mette in difficoltà con le case di distribuzione per avere film di richiamo e con lo stesso pubblico che inevitabilmente finisce con l’essere disorientato. La proprietà è risultata sorda alle nostre richieste, e al di là delle conclamate manifestazioni di supposta “sinergia”, ci siamo ritrovati con la sala affittata ad altri il sabato e la domenica, con regolarità, da febbraio in poi, in sovrapposizione alla vigenza del contratto d’affitto e alla percezione del canone da parte dell’Accademia, con duplice introito da parte della proprietà. Ciò nonostante la proprietà aveva noi garantito almeno il mese di maggio esente da manifestazioni “altre”. Il risultato? Sabato 23 maggio la sala sarà impegnata… Alla faccia delle sinergie! Questo ha fatto sì che perdessimo l’ennesimo film importante, in particolare si trattava di Vincere di Marco Belloccio, unico film italiano in concorso a Cannes. La proprietà si manifesta solo quando si tratta di riscuotere l’affitto, mentre tutti gli altri oneri sono a carico nostro: le rassegne di film in lingua originale, gli incontri con i registi, di cui pure mena vanto l’Accademia, sono organizzati esclusivamente su nostra iniziativa e a nostre spese. Sintomo delle attuali difficoltà economiche della CineGatti è il fatto che le ultime mensilità a far data da gennaio siano rimaste insolute proprio a causa della programmazione “a singhiozzo” che ha fatto in modo che la distribuzione non accordasse più la consueta fiducia prima riservataci, rivolgendosi ad altri cinema. Non siamo noi che riscuotiamo l’affitto per Eurochocolate, Umbria Jazz, Fantasio, Festival del giornalismo, Breakfest, e tante altre iniziative curate da esterni! Anzi, sono solo ulteriori ostacoli alla programmazione cinematografica. Forse a qualcuno interessa che al Pavone non si faccia più programmazione cinematografica? Nonostante tutto, ci costa non poco abbandonare una sala, dove la nostra famiglia è presente da mezzo secolo: tanto che saremmo comunque rimasti al di là di tutto, e non è certo il nuovo impegno del Sant’Angelo che ci spinge a lasciare la sala di Piazza della Repubblica. Il Cinematografo Sant’Angelo - che è stato assegnato al Cineforum “Sergio Leone”dopo un progetto presentato nel 2004 quando ancora nessuno pensava di farci cinema - con i suoi spazi ridotti e i bassi costi di gestione, permette invece una significativa programmazione d’essai; d’altra parte a Perugia non esistono altre sale d’essai, non essendolo lo Zenith, sala parrocchiale, sottoposta, almeno in teoria, a vincoli di programmazione, ma non priva di agevolazioni di tutti i tipi. Non capiamo inoltre a che titolo ci attacchi il signor Bizzarri, apparente unico gestore dello Zenith (mentre a noi risulta che la gestione sia in effetti dell’Opera San Girolamo di Don Martino Siciliani), e allestitore dell’arena Arenaria, inopinatamente aperta a poco più di un chilometro di distanza dal Frontone. Abbiamo preferito fino ad ora non prestare il fianco a polemiche, ma la misura è ormai colma". Condividi