di Isabella Rossi

Perugia – Tra gli appuntamenti clou della stagione di danza e di prosa del Teatro Stabile dell’Umbria, c’è sicuramente il trittico del Spellbound contemporary ballet, presentato ieri sera al Teatro Mengoni di Magione.
Eccellenti i danzatori e appassionanti le danze nate dalle coreografie di Mario Astolfi, che ha fondato la compagnia nel 1994. Capita, non sempre, che tutto sia al posto giusto. Musiche, coreografie, regia, costumi. E che ogni cosa sia proprio quello che sembra. In Trittico è autentico il linguaggio contemporaneo della danza e suggestivo il ricorso frequente ai contatti a catena che crea continui effetti domino sui corpi, legati da un invisibile circuito idraulico. Intrecci, confluenze, derivazioni sono le armi lessicali a dispiegamento della danza.
Ma nessuna forza avrebbe il discorso senza il magistrale lavoro dei danzatori – Maria Cossu, Marianna Ombrosi, Alessandra Chirulli, Giuliana Mele, Gaia Mattioli, Sofia Barbiero, Mario Laterza, Giacomo Todeschi, Giovanni La Rocca - diretti a dare il meglio di sé.
Il Trittico si apre con Lost for words che prova a combattere lo svuotamento semantico del linguaggio scritto e verbale con il movimento che lega l’anima al corpo. In She is on the ground il tema è il corteggiamento e la situazione è spesso comica. Sorpattutto quando è l’istinto che fa emergere dalla natura umana i suoi tratti animaleschi. Downshfting punta alla rinascita e sceglie l’essenziale. E il viaggio si ripete nel frammento, dal singolo gesto all’intera coreografia, dove tutto un mondo di nascita, morte e resurrezione è in costante divenire, lasciando tracce sui corpi scolpiti dei danzatori. I confronti non si dovrebbero fare spesso, ma è impossibile non notare quanto un lavoro di qualità si distacchi da tutta quella pittoresca produzione del settore alimentata da chi, forte di circuiti propulsori e appagato da tanti "like" distratti, non sente il bisogno di domandarsi cosa stia facendo e perchè.

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