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PERUGIA - Senza particolari problemi il corteo delle associazioni libertarie, anarchiche e della galassia No Tav è sfilato, oggi pomeriggio, dal Parco di Sant'Anna  fino ai Giardini de Frontone chiedendo, con slogan e cori, l'immediata liberazione dei dieci anarchici arrestati per associazione terroristica nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Perugia "Ardire". Tre furono i presunti insurrezionalisti che avrebbero fatto parte della cellulla perugina. Il movimento ha completamento respinto le accuse dando sia una motivazione giuridica che sociale. 

La prima: "Il teatrino dell'assurdo - recita un volantino intitolato Scomodiamo La Città - propone uno sfrontato teorema accusatorio: una scritta sul muro, l'affissione degli striscioni e l'imbrattamento di un bancomat diventano capi di imputazione per associazione sovversiva finalizzata al terrorismo". 

La seconda, quella di natura sociale è anche all'insegna della persecuzione giudiziaria a danno delle associazioni anarchiche e antagoniste: "Ci sembra evidente - conclude il volantino -  come l'operazione Ardire sia finalizzata a distogliere l'attenzione delle esplosive contraddizioni sociali e a tentare di normalizzare una situazione di forte e legittima conflittualità attraverso la strategia della paura". Insomma tutto studiato a tavolino per sopire e non far pensare i cittadini sempre più in preda alla crisi e allo strapotere del Governo dei Banchieri. 

Gli esponenti del movimento antagonista perugini - c'erano anche presenze di fuori regione e della galassia del Nord No Tav - hanno messo in evidenza come Perugia sia diventata "una città illiberale, che colpisce gli stili di vita non conformi ed è patria, puntualmente, dei provvedimenti 270 bis, legge di diretta derivazione fascista". Questo è il pensiero del movimento. 

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