di Armando Allegretti

PERUGIA“Insistiamo col dire che a essere vero oggetto di indagine non è il solo sacerdote accusato di presunti abusi sessuali a cui, in questi ultimi giorni, sono seguite ben cinque denunce già depositate in Procura, ma anche e soprattutto i due Vescovi della Curia di Perugia, Mons. Chiaretti prima e Mons. Bassetti ora che, nonostante fossero a conoscenza della drammatica realtà, non hanno agito così come lo stesso Benedetto XVI° prevede, e cioè tramite l'accertamento di fatti secondo quella che è la giurisdizione italiana”. A dichiararlo ad Umbrialeft sono Mario Staderini, Segretario Nazionale Radicali Italiani e Liliana Chiaramello, Segretaria Radicali Perugia.

Ma non basta, i Radicali rincarano la dose e continuano a porsi domande e a non avere ancora risposte. “Ed essendo quindi i Vescovi stessi a dover essere oggetto di indagine, come fanno a istituire una Commmissione d'inchiesta proprio loro? Ciò determinerebbe un’assenza di serenità di giudizio da parte del Vescovo che, come si evince dalle puntate de "Le Iene", aveva già chiuso il caso”.
L’auspicio dei Radicali è quello che venga “istituita 'urgentemente' una Commissione Vaticana che accerti dall'inizio quanto denunciato”.
Il problema di fondo rimangono anche le stesse strutture Caritas, problema sollevato già precedentemente senza alcun tipo di risposta da parte della Regione.
“Nè Regione, nè Assessorato nè tanto meno Caritas – continuano a Umbrialeft i Radicali - hanno risposto al dubbio da noi sollevato circa la regolarità delle strutture gestite dal sacerdote in questione e in virtù delle quali è già stato depositato in Procura un nostro esposto. Pur riconoscendo il servizio che in generale la Caritas, spesso meritevolmente, offre ai bisognosi riteniamo che anche in questo caso tutto deve svolgersi secondo il leale e reale rispetto della legge”.

Politicamente cosa avete intenzione di fare, insomma quale sarà il prossimo passo dei radicali?

“Sicuramente abbiamo intenzione di procedere anche politicamente e non lasciare che la storia passi inosservata, vogliamo delle risposte e vogliamo che si istituisca appunto una Commissione d’inchiesta Vaticana affinché ci sia imparzialità di giudizio (si spera n.d.r.) per verificare i fatti denunciati dai ragazzi e da noi Radicali in merito alle strutture della Caritas”.

Ricordiamo che nell’esposto presentato tempo fa i Radicali lamentarono che negli immobili della Caritas si svolgono attività di “ricezione, ospitalità per famiglie bisognose, persone anziane, extracomunitari, tossicodipendenti e studienti”.

Le case finite nel mirino dei Radicali sarebbero la Casa accoglienza Gesù Redentore, Casa alla Querce, Casa dello Studente, Casa di cura e ospitalità per anziani in Solfagnano, Casolare di San Fatucchio (che tra l’altro è anche quella finita nel mirino de Le Iene, per i presunti abusi sessuali), Casa San Vincenzo per minori.

All’interno delle strutture si svolgerebbero delle attività che vanno “dalla semplice accoglienza alla vera e propria attività di cura della persona in termini sanitari e socio sanitari dei propri ospiti”. Secondo i Radicali ci sarebbero accordi tra Caritas e Asl 2 per “veri e propri percorsi e trattamenti terapeutici, assisitenziali e riabilitativi per il recupero di pazienti affetti da disagi di natura psichiatrica e psicologica”. Cosa in contrasto con la normativa nazionale e regionale e anche i regolamenti comunali che prevedono che solamente le strutture pubbliche e private autorizzate e convenzionate, possono somministrare cure o effettuare assistenza di tipo medico, sanitario.

 

Condividi