Sicurezza e droga: coinvolgere tutti gli attori sociali parenti nel territorio

La recente trasmissione televisiva “Gli intoccabili”, unitamente alla relazione della direzione antimafia, hanno portato Perugia, in questi ultimi giorni, al centro della cronaca italiana, dipingendo la città come crocevia del traffico internazionale di droga e dello spaccio.
In particolare, la Direzione antimafia, nella sua relazione, ha raccontato diffuse attività di traffico internazionale e spaccio e la trasmissione (che ha ospitato il Sindaco Boccali) ha presentato Perugia come una città piena di problemi e un po’ spettrale. Non che sia una città senza problemi, ma questa descrizione è un po’ sopra le righe rispetto alla vera realtà perugina
Da più parti, in questo momento, viene giustamente evidenziata la necessità di un apporto concreto all’operato del Sindaco in questo campo, attivando responsabilità e competenze che, a vario titolo, possono contribuire ad allentare la problematica. Anche se ricette miracolose non esistono, il problema deve essere affrontato e con forza.
Una lotta determinata e sistematica al narcotraffico e un percorso efficace di prevenzione-cura-riabilitazione e riduzione del danno sembrano essere tra le prime soluzioni a contenuto efficace. Come pure diffuse campagne di reale prevenzione, investimenti in materia di sicurezza, coinvolgendo le forze dell’ordine e politiche integrate tra enti e soggetti del territorio con il pieno coinvolgimento anche dei servizi sociali.
A questo proposito, risulta fondamentale non tagliare le spese per prevenzione e servizi, per il funzionamento della macchina di vigilanza e controllo della città (vigili urbani, polizia , carabinieri e guardia di finanza).
Il tema è complesso, ascrivibile a “logiche” di mercato internazionale, che sfrutta una manovalanza assoldata tra la povertà e il bisogno. Se esiste offerta è perchè esiste domanda, collegata ad un ampio scenario di consumo, ormai diffuso tra tutte le fasce sociali. Per questo è necessario analizzare quali siano i soggetti maggiormente colpiti e fare l’identikit del consumatore e dello spacciatore.
Il tema della droga è inscindibile da quello della sicurezza. Per questo è importante affrontarli insieme per occuparsi anche di difesa della salute
pubblica e dell’immagine della realtà locale.
L’insicurezza dei cittadini rappresenta un disagio sociale, non solo legato al problema della droga, a cui occorre far fronte.
A tal proposito, il Gruppo consiliare Regionale del Partito Democratico ha proposto un Disegno di legge con l’obiettivo di maggiore integrazione tra Stato, forze di polizia e Autonomie Locali, con impegni approfonditi su zone di particolare disagio ed emergenza sociale; ponendo maggiore attenzione ai centri di vita attiva, ai centri storici, assegnando ai comuni più ampie possibilità di intervento e vigilanza.
Migliorare la sicurezza significa aumentare la legalità, responsabilizzando e coinvolgendo anche i cittadini. Coinvolgere tutti gli attori sociali in quel
processo attivo per cui in ogni ambito della vita quotidiana, la sicurezza c’è perché praticata con la legalità e la trasparenza dei comportamenti di tutti: cittadini, istituzioni, forze di polizia.
E’ evidente, che su questo tema delicato, il PD manterrà ferma una barra di difesa dei più deboli, stando, come sempre, dalla parte dei cittadini.
Dipartimento Politiche Sociali
Segreteria regionale PD
Umbria





Domenica
19/02/12
13:16
L'azione che indicate è solo una parte della questione. Vivo da più di venti anni a Perugia. Per scelta. Perché ho avuto possibilità di restare all'estero o a Roma come in altri luoghi per ragioni di lavoro e culturali. Per scelta dicevo. Prima di venire qui i miei genitori erano stati avvisati da un generale dell'aviazione in pensione, amici di famiglia. Sconsigliaro loro vivamente di spedirmi in questa città a studiare. Perché c'era la droga. Avevano vissuto sulla loro pelle la questione di due nipoti presi dall'eroina a Perugia. Ma io non ho ascoltato. Ed ho fatto bene. Potevo scegliere Bologna o Roma. Molto più vicine per collegamenti considerato che allora la viabilità dall'Abruzzo costiero(Chieti-Pescara) a Perugia era veramente da esploratori della Camel Adventures. Ho tenuto la posizione e sono venuta qui. Perché non volevo solo studiare all'Università , volevo vivere in un luogo che mi permettesse di crescere culturalmente in termini generali, come poteva essere Tubinghen o heilderberg o Oxford. Un Campus città.L'Università, al tempo poi aveva da dire molto considerati i luminari e professori di cui si fregiava,parlo per la mia facoltyà giurisprudenza ... Perugia aveva molto da offrire perché era Università nel senso giusto ossia luogo di cultura e speculazione. La città era tutto questo. Non semplicemente gli edifici universitari. Come in qualsiasi altra città italiana. Aveva molto da offrire dalla mattina alla sera e alla notte. La cultura non era rappresentazione, ma si viveva nel quotidiano senza rendersi conto di farla. E senza bisogno di esporla. Ma della cultura vera che puoi trovare in città come Berlino, Londra, Barcellona. Che è si non ufficiale, ma trovi in quel sottobosco e sull'uscio di quella ufficiale pronta a sfondare la porta perché dotata della forza imponente del talento che si impone per sua natura al pubblico, anche quello meno avvezzo alla bellezza. Perugia, ha un quid in più che altre città in Italia non hanno mai avuto e che fa Perugia l'unica veramente multiculturale per definizione. Si oggi gli immigrati sono dappertutto e potrebbero rendere qualsiasi paesino o città italiana multiculturale. Ma la multiculturalità non si misura dal numero degli immigrati (e Perugia con la sua percentuale propria di una città come Milano, d'altronde non si esime).. La multiculturalità è qualcosa che attiene anche alla qualità dell'apporto. C'era in questa città, una concentrazione di menti del mondo che non ho mai potuto verificare se non a New York ... La possibilità di confronto di idee e di progetti, molto avanti nel tempo. Persone che ho incontrato qui, italiani e stranieri, che oggi sono personaggi e con i quali si discorreva e si creava e si cresceva. Ora tutto questo è andato via via scemando per trascuratezza e per miopia. Per adesione ad un modello commerciale e consumistico anche della cultura, socialità e tempo libero soprattutto serale. per appiattimento verso il basso e per aver favorito la tensione verso il basso, piuttosto che accompagnare la comunità verso l'alto. Le nicchie o sono sotterranee o cboccheggianti o dotate di mezzi cospicui, ma di una elite autoreferenziale chiusa al nuovo tutta dedita alla conservazione delle posizioni di privilegio conquistate ... dall'ufficialità che pocohanno a che vedere poi con la cultura e l'arte e la socilità. E comunque poche le isolette sono rimaste. Quello che oggi rappresenta la vita culturale e notturna della città, era qualcosa di marginale, perché si sosteneva nelle politiche vere e proprie, ma senza una vera dichiarazione esplicita un tipo di vita sociale e culturale sano fatto di musica, teatro, arti visive che erano il pretesto e la ragione dell'incontro, di molti che di giorno erano operai, studenti o professionisti e di sera artisti di grande talento. I pub e baretti del bere avevano un ruolo marginale. Oggi, le coraggiose molte fucine di cultura ancora desistenti e sopravviventi sono annichilite dalla battaglia quotidiana dell'esistere, perdendo il fiato per creare minimamente qualcosa di gratificante. Persi continuamente in contrasti burocratici. Mi ricordo uno di questi locali additati come un vero luogo di perdizione l'EXAFFA, vero luogo di aggregazione, creatività ed arte, oltre che di divertimento che era l'ultima residuale funzione che aveva (il mercoledì che occorreva finanziarie le altre attività settimanale ...financo concerti di musica classica ... ci ho visto ... ogni sera dedicata ... musica, poesia, proiezioni di film d'essai, e teatro, cabaret e musica classica e jazz ...).
Lì in un lunedì sera di "staffetta" con gli anziani che vivevano e condividevano il posto fino alle otto di sera con noi tutti, un Filippo Timi in fasce, festeggiando il suo compleanno con noi, diede per la prima volta prova del suo talento con una piccola gag di ringraziamento a noi festeggianti, compiva i diciotto anni.. Eravamo in riunione, in un luogo dove si poteva parlare mentre c'era musica e fare riunioni (prendendo appunti ...) riunioni teatrali e artistiche di un gruppo che si accingeva ad organizzare e portare uno spettacolo a New York dalla Mama. Ecco molto tranquillamente questo si faceva allora nei pub. Si lavorava nell'arte e si creava. E non ci si ubriacava. Si beveva. Ora tutto questo è stato lentamente esautorato. Tutta questa rete sociale culturale di cui Perugia poteva vantarsi non c'è più. O meglio è nei sotterranei nascosti, nelle cantine di alcune case private privati che ancora fanno resistenza perchè malati di cultura e di bellezza. Ora sicuramente l'azione di coordinamento di polizia e sicurezza è fondamentale. Ma non affronta la questione del perché Perugia è ridotta così. Ieri sera ritornando a casa e vivo nel centro (per scelta) si l'ho vista spettrale. E' spettrale perché non c'è vita. Molte case sono sfitte. Molte attività chiuse e quelle poche che vi resistono sono spesso non aiutate. Solo i luoghi di consumo senza identità vanno avanti. Luoghi in cui o bevi o bevi. La musica è stata bandita. E chi ci prova viene salassato da visite di vigili, polizia, e pure Arpa ... tutto per dar soddisfazione a qualche personcina che chiede favori al potente di turno perché gli dà fastidio la vita, e soffre di udito sensibile perchè l'insonnia della sua crisi ed angoscia personalissima esistenziale non gli permette di dormire.
E così i luoghi sani in cui la gente si incontra per stare insieme, discutere di progetti veri e in cui si beve solo per accompagnare le conversazioni sono costretti a chiudere, spesso. Salassati da multe incomprensibili. E aumentano invece i baretti che vendono solo alcol e a cui si affacciano venditori di ignoranza, annientamento, schiavitu e disperazione ... Loro nei luoghi di cultura socile ... non si avvicinano statene certi. Questa è la realtà ed allora bene il contrasto della polizia e l'azione di sicurezza. Ma non chiediamo a tale istituzione di controllo e sicurezza compiti di che non vuole e non può svolgere. Non responsabilizziamo tali uomini e donne di un compito che spetta a noi tutti cittadini e coloro che abbiamo scelto per esponenzialmente rappresentare le nostre istanze e bisogni. Bisogni di una vita sana e ricca soprattutto di beni spirituali e culturali e socialità da condividere insieme. Ci si faccia un esame di coscienza e si capirà da dove ripartire. Ripartire dalla gente che vive i luoghi, e che tenacemente-testardamente vuole viverli, anche quella non residente nel centro che cerca ancora in esso quei luoghi di aggregazione di ogni età, non solo dei cd. giovani e studenti ... ma di tutti coloro che ogni giorno cercano di offrire la loro creatività e socialità con ogni piccola iniziativa di condivisione conviviale. Questo è il punto da cui veramente partire. Non ci arrendiamo ad una semplificata riduzione della questione alla sicurezza propria di un portato 'culturale' che non ci appartiene e che fa riferimento a degenerazioni di luoghi (ormai identificabili anche geograficamente in Italia) in cui la presa del territorio è cosa ormai acquisita ed in cui tutto è stato orchestrato per l'attecchimento dell'oscurantismo e disgregazione sociale. L'Umbria e la città di Perugia riprenda se stessa, ritorni a riappropriarsi di se stessa e della sua identità.
Martedì
21/02/12
19:32
Condivido quanto detto e vorrei aggiungere una nota circa l'inciso sull'EXAFFA alcuni abitanti di Corso Garibaldi erano mortali nemici del locale che disturbava il loro riposo (anche se purtroppo per loro abitavano in una zona universitaria fra la casa dello studente e della stdentessa e vari tuguri risanati da affittare ai malcapitati studenti), alcuni di loro poi frequentavano il Circolo ARCI e la sera di ritorno dal lavoro prendevano l'aperitivo coi tossici e spacciatori (dico questo perchè ai tempi gestivo il circolo e ho fondato poi l'EXAFFA); altri abitanti ci sono stati grati di aver aperto il locale perchè la gente faceva si rumore ma allontanava tossici e spacciatori che hanno bisogno di zone isolate per fare quello che gli INTOCCABILI di la 7 hanno poi fatto vedere in TV.
Vorrei in ogni caso spezzare una lancia anche a favore del nostro Sindaco Wladimiro Boccali che in quei tempi ci ha aiutato ad aprire il locale, era Presidente dell'ARCI Provinciale, vorrei in ogni caso che ricordasse quei tempi e magari aprisse più spazi, e la ZTL, per far si che la gente torni a popolare le strade e i locali del centro storico......
Domenica
19/02/12
21:52
Pubblicate questa sentita e lucida testimonianza sul giornale Umbrialeft.Perugia come era e come è diventata, sopratutto grazie alla politica che non ha saputo preservare se stessa dal degrado morale e cosi facendo a condannato Perugia al degrado sociale e culturale
Mercoledì
22/02/12
11:56
Un sentito ringraziamento e tanti complimenti all'autrice del primo post. Davvero nessuno dei tanti SAPIENTONI e parolai di carta (igienica) stampata e TV avrebbe potuto fare un'analisi più lucida, obbiettiva e direi anche PROPOSITIVA. Mi sono permesso di copincollare su un altro sito.