PERUGIA - A carico dei tre albanesi sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare disposte dal gip di Perugia su richiesta della Procura della Repubblica. Associazione per delinquere finalizzata a compiere furti e rapine e duplice omicidio i reati dei quali sono accusati. Artan Gioka, 24 anni, e Ndrec Laska, 28, - ha reso noto la Questura di Perugia, guidata da Nicolo' D'Angelo - sono stati arrestati in Albania dove ora sono in carcere in attesa di essere estradati in Italia.

Alfons Gjergji, 27 anni, e' stato invece rintracciato e bloccato a Roma. La notte tra il 5 e il 6 aprile scorso in un'abitazione isolata nella frazione di Cenerente, Scoscia e la sua anziana madre vennero immobilizzati e costretti a subire violenze fisiche tanto cruente - in base alla ricostruzione della polizia - da provocarne la morte. Agli investigatori apparve da subito evidente come l'indagine si presentasse particolarmente complessa, sia per l'assenza di fonti dichiarative dirette, sia per le cautele adottate dai malviventi, ritenute persone esperte nella realizzazione di furti e rapine in abitazione. Verosimilmente riconducibili, anche per le ''efferate'' modalità di realizzazione, ad una banda organizzata dedita a commettere tali delitti.

L'indagine e' stata quindi condotta dalla squadra mobile di Perugia - diretta dal dottor Marco Chiacchiera - con il ''determinante contributo'', sottolinea ancora la Questura, di investigatori del Servizio centrale operativo di Roma, del locale Compartimento della Polizia Postale, del Gabinetto perugino di Polizia Scientifica e di quello della Direzione centrale Anticrimine di Roma. Hanno consentito di intraprendere, una volta scartate le ipotesi alternative, una pista concreta che tuttavia si contraddistingueva da subito - sottolineano gli investigatori - per l'elevata reticenza da parte dei sospetti nonche' per le estreme cautele adottate nelle comunicazioni da parte dei personaggi intercettati.

Le articolate attivita' tecniche hanno consentito alla polizia di risalire, progressivamente, sulla scorta di elementi definiti convergenti, ai soggetti ritenuti autori della rapina. Gli investigatori della Squadra Mobile e dello Sco hanno cosi' localizzato e tratto in arresto in Albania, con la collaborazione delle autorita' di quel Paese e nell'ambito dei trattati di cooperazione internazionale, Gioka e Laska. Entrambi - e' emerso dall'indagine - erano ripartiti, in tutta fretta per l'Albania il 7 aprile, giorno successivo a quello del duplice omicidio. Rintracciato a Roma, come detto, Gjergji. Alle 11 in Questura, a Perugia, gli investigatori terranno un incontro con la stampa.

La conferenza stampa in questura

Nel corso di una conferenza stampa successiva all'arresto di tre giovani albanesi (Artan Gioka di 24 anni, Ndrec Laska di 28 e Alfons Gjergji di 27), il capo della mobile Marco Chiacchiera ha sottolineato la "coralità'" di un'indagine "complessa e difficile", giunta all'individuazione dei presunti responsabili "grazie alla collaborazione di squadra Volante, Scientifica di Perugia e Roma, polizia postale, Interpol". "Grazie a loro - ha detto - abbiamo scartato alcune piste e ci siamo concentrati sui tre soggetti arrestati".

Secondo gli inquirenti, coordinati dal pm Claudio Cicchella, i tre stranieri si sono ritrovati a Perugia per la presumibile segnalazione da parte di un complice della presenza di oro e preziosi a casa dell'ex orafo, che continuava ad effettuare dei lavori.

Per questo si sarebbero introdotti in casa quella notte, studiata in un sopralluogo il giorno prima, e per questo avrebbero "legato e torturato" colpendolo a martellate Sergio che, tuttavia, non avrebbe rivelato l'esistenza del nascondiglio al piano terra dove si trovavano preziosi per circa 150mila euro. Il 52enne ha resistito fino a morire, mentre il decesso della madre sarebbe stato dovuto a un attacco cardiaco (la donna era cardiopatica) di fronte a tanta violenza.

Dopo il colpo andato a vuoto, dato che i tre non portano via quasi nulla, la fuga, con Gioka e Laska partiti il giorno dopo per l'Albania, e Gjergji scappato a Roma. "Contro di loro - ha precisato Chiacchiera - ci sono elementi convergenti che vanno da tracce nelle celle telefoniche a intercettazioni. Attendiamo poi l'estradizione per altre verifiche". Gli inquirenti non hanno escluso il coinvolgimento di altre persone come possibili basisti.

Gli assassini cercavano dunque l’oro- Cercavano dunque l'oro che Sergio Scoscia custodiva in una cassaforte i tre albanesi arrestati per l'omicidio dell'ex orafo e della madre Maria Raffaelli. L'ipotesi degli investigatori è quindi quella di un tentativo di rapina finito male.
Scoscia era particolarmente stimato per il suo lavoro che continuava a svolgere seppure in maniera non ufficiale. Nella cantina della casa aveva allestito un laboratorio con una cassaforte (non aperta dai banditi) protetta da una parete finta. All'interno la polizia ha trovato gioielli di sua proprietà per un vlore di circa 150 mila euro. Limatura d'oro e qualche anellino sono stati invece trovati su un tavolo vicino.
Dall'indagine è emerso che i malviventi avevano prima legato con camicie e tende la Raffaelli poi morta per un malore. Quindi avevano colpito il figlio con delle martellate alla schiena per fargli rivelare dove fosse la cassaforte.
Non è chiaro se l'ex orafo si fosse rifiutato di farlo o non ne abbia avuto il tempo. E' infatti morto strozzato con le mani legate da una cinta, dopo essere stato probabilmente gettato a terra.

Il questore D’Angelo: un indagine da manuale - A margine della conferenza stampa del capo della mobile Marco Chiacchiera, il questore ha voluto fare i complimenti a quelli che ha definito i "miei ragazzi", i quali a suo avviso "hanno fatto un lavoro splendido in silenzio, resistendo alle pressioni che comprensibilmente hanno accompagnato i giorni successivi a un delitto tanto efferato". "Il caso - ha aggiunto D'Angelo - si è presentato complesso e difficile e determinante è stato il coordinamento tra vari uffici e la procura. Tutto si è svolto con grande professionalità, è stata - ha concluso – “un'indagine da manuale”. Il questore ha quindi rivolto parole di elogio “a tutti i poliziotti che hanno lavorato sottotraccia”. Un caso che è stato risolto “grazie alla sinergia tra i vari uffici della polizia e la procura. Ci auguriamo comunque che non si verifichino più delitti così efferati”.
Di “risultato investigativo che dà soddisfazione e di pietà per due persone uccise in modo cruento” ha parlato invece il dirigente della mobile, Marco Chiacchiera. “E' stata un'indagine difficile - ha aggiunto anche lui - e corale che ha coinvolto vari reparti della polizia”.
 

 

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