Di Ciuenlai
 
PERUGIA - Finalmente qualcuno comincia ad accorgersene. Il nuovo corso di Spending Review non mette in discussione quella, o quell’altra Provincia, ma l’intera Regione. E il pericolo (se di questo si tratta) viene, nel nostro caso, ingigantito da una mancanza totale di identità, che mette a nudo una quantità industriale di localismi e di campanilismi, capaci di far saltare il banco, anche prima del possibile “Game Over”. Per questa ragione risulta, per esempio, “stuccosa” e fuorviante la diatriba sulle sedi della Aziende Sanitarie Locali ed è catalogabile come errore blu, la difesa ad oltranza delle due Province. Lo slogan, data la situazione, deve cambiare. Oggi “One è meglio di two”. Qui si continua nella stupida tiritera di Terni che non può finire sotto Perugia e allora è meglio andare con Roma, Rieti o Canicattì.
E’ una disputa seria, che tiene conto degli sconvolgimenti epocali che si stanno verificando? No! Intanto questa storia che la Provincia non può coincidere territorialmente con la Regione, non sta in piedi. La nuova Provincia sarà un ente di secondo grado che fungerà quasi da agenzia regionale su alcune e limitate materie. Se coincidere con il territorio dell’Umbria va bene per gli Ati e,  come propone qualcuno, anche per le strutture sanitarie, può andar bene anche l’ente intermedio. Insistere, dunque, su due entità potrebbe essere la maniera per decretare la fine dell’Umbria. Se si procederà alla soppressione delle piccole regioni, per le solite ragioni di cassa e di riorganizzazione e razionalizzazione istituzionale, difficilmente avremo accorpamenti del tipo Umbria/Marche. Avremo invece, le Macroregioni. Territori vasti, piccoli stati, nei quali le entità minori tenderanno a scomparire o ad essere assimilate a realtà geografiche ora inesistenti (L’Umbria sarà come la Tuscia, come la Garfagnana, come la Maremma ecc.). Avere due entità distinte (Perugia e Terni), perdendo una chiara identificazione Regionale, potrebbe peggiorare le cose e diminuire il peso dei nostri territori. Una sola Provincia invece garantirebbe una consistente forza unitaria e un potere contrattuale maggiore.  Se non verranno abolite alcune norme contenute nella legge 142 del 1990, si potrebbe inoltre salvaguardare anche le peculiarità dei territori, attraverso la formazione dei Circondari, con tutto quello che ne consegue in termini di autonomia. So benissimo che la mia, è una robusta provocazione. Una provocazione che tende, innanzitutto, a rimettere il dibattito istituzionali sui giusti binari. Vedo ancora gente che fa comunicati sulla soppressione dell’uffici postale di vattelapesca e di indifendibili sedi periferiche dello Stato. In una Regione, così piccola, non è utopia, è semplice demagogia alla paesana. Se l’Umbria vuole sopravvivere dovrà familiarizzare con il principe dei numeri: l’Uno. Temo però che sarà difficile imboccare questa strada virtuosa. Gli ultimi 15 anni sono stati caratterizzati dalla formazione di compartimenti stagni tra i territori.
Il numero che ha dominato è il 5 (Perugia, Alto Tevere, Foligno, Terni e Trasimeno). Un numero che ci riporta alle scelte prevalentemente “campanilistiche” di questi ultimi 10 anni. Scelte che, avendo favorito alcune zone, hanno scavato una fossa tra i diversi territori, portato al degrado e al declino del simbolo unificante di un territorio e cioè del capoluogo e determinato una situazione politica di estrema frammentazione. Una situazione dalla quale è difficile uscire e nella quale qualsiasi scelta porta alla ribellione dei potentati esclusi. Ecco la ragione per la quale emergono proposte cervellotiche come quelle di spostare la sede delle due Asl a Foligno e , addirittura, a Città di Castello “perché Perugia e Terni hanno l’Azienda Ospedaliera”, o in subordine di farne una sola divisa per 4. Proposte insulse che aggravano i sintomi di disintegrazione di una entità regionale sempre meno sentita e sempre più in discussione. E non è un caso che tornano in auge le richieste e le petizioni di “quelli che andando con Roma, Firenze od Ancona”  si risolvono tutti i problemi. Non capendo che è il sistema giusto per annullarsi in entità molto più grandi, complesse ed organizzate, nelle quali si può recitare solo la parte dell’estrema periferia, di quella dimenticata da tutto e da tutti. Queste lotte di paese, dovrebbero essere il passato e, direi, il peggior passato dell’Umbria. Invece! Solo il ripristino di un senso profondo di responsabilità legato all’affermazione degli interessi comuni, potrebbe permettere la costruzione di un progetto unitario non funzionale alla politica, ma ai cittadini. Ma ci vorrebbero altri attori, altri partiti, altri interlocutori. Ci vorrebbe di recuperare lo spirito “regionalista” degli anni 60/70. Ciao Nanni!

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