“Ritengo quanto mai opportuno proseguire un attento confronto in sede di Commissione, al fine di prevenire un allargamento del disagio sociale, attraverso l'individuazione di strumenti di sostegno adeguati per tutti quei lavoratori che, a seguito dell'allungamento dell'età pensionabile, potrebbero trovarsi a breve nella medesima condizione degli attuali 737 esodati umbri”. Lo propone il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd), facendo riferimento a quanto emerso nei giorni scorsi, quando “la Seconda Commissione del Consiglio regionale ha ascoltato il direttore dell'Inps di Perugia, Generoso Palermo, sullo scottante tema dei cosiddetti esodati. Fatte salve le più ampie rassicurazioni che lo stesso ha dato rispetto alla copertura assicurativa e contributiva, tramite la concessione di un assegno ad personam per i 737 casi umbri, rimangono ancora alcuni aspetti di prospettiva sui quali è necessario un supplemento di riflessione”.

 

L'esponente della maggioranza a Palazzo Cesaroni ricorda che “i numeri portati dal direttore dell'Inps riguardano infatti i casi appurati e nello specifico le 10 sedi regionali: Perugia 121 casi, Castiglione del Lago 43, Città di Castello 84, Foligno 81, Gubbio 52, Spoleto 53, Todi 24, Terni 86, Orvieto 40, Narni 12, Amelia 23. Ma a breve potrebbero aggiungersi altre situazioni frutto del perdurare dello stato di crisi, che potrebbero allargare tale forbice. In particolare – prosegue Smacchi – vanno monitorate tutte le situazioni che potrebbero emergere dalle varie crisi aziendali presenti in Umbria, Merloni su tutte, alle quali vanno sommate tutte quelle casistiche che riguardano lavoratori di interi comparti come ad esempio l'edilizia, che dati alla mano hanno visto negli ultimi anni un calo degli addetti di circa il 50 per cento. Vanno inoltre ricordate – conclude il consigliere regionale - la miriade di micro imprese artigiane che spesso hanno chiuso i battenti nel più assoluto silenzio, ma che anche in Umbria negli ultimi 5 anni sono state costrette, loro malgrado, ad espellere dal ciclo produttivo migliaia di lavoratori”.

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